OPERA IN CONCORSO | Sezione Pittura

 | Ce n’est pas une pose. C’est une manière d’être au monde

Ce n’est pas une pose. C’est une manière d’être au monde
acrilico e pastelli a olio su carta, nastro adesivo di carta e cartella da disegno
serie di 12 - dim. 30 x 30 cad - dim. installazione 140 x 100 cm

Lucia Cappellazzi

nato/a a Treviglio
residenza di lavoro/studio: CREMA, ITALIA


iscritto/a dal 19 apr 2026

http://www.luciacappellazzi.it


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serie di 12 - dim. 30 x 30 cad - dim. installazione 140 x 100 cm

Descrizione Opera / Biografia


Questi piccoli dipinti nascono da fotografie trovate in rete, i volti sono quelli spesso associati all’immaginario dei “maranza”: ritratti informali, pose rubate, frammenti di quotidianità. I soggetti provengono da contesti di migrazione, periferia, cultura urbana e appartenenza incerta. Realizzati su carta e incorniciati con nastro adesivo da studio, restituiscono una presenza viva, sfacciata, non addomesticata; una presenza che resiste al sistema e si ribella alle regole sociali. Le tute diventano divise, i gesti sembrano pose ma in realtà incarnano un modo di stare al mondo. Lo scotch rimane. È traccia del gesto pittorico, ruvido come le periferie che fanno da sfondo a questo stesso modo di abitare il presente.
La mia pratica si muove tra pittura, disegno, installazione, performance, video e incisione, intrecciando linguaggi diversi per raccontare storie di cura, trasformazione e resistenza. Al centro del mio lavoro c’è spesso il gesto, come atto minimo e ripetuto, che diventa segno di attenzione e di presenza. Mi interessa indagare il legame con la natura, gli animali, le piante, i cicli, non in chiave idealizzata, ma come spazio affettivo e critico in cui interrogare i ritmi della vita contemporanea. Nelle mie opere cerco di dare voce a ciò che resta ai margini, ai silenzi, ai corpi che rallentano. C’è un’ironia gentile nel mio modo di guardare il mondo: una lente sensibile, a volte nostalgica, a volte tagliente, con cui immagino alternative ai modelli dominanti. A volte è Lucia a condurre il lavoro: razionale, analitica, metropolitana. Altre volte è ”la ragazza di campagna”, il mio alter ego, a prendere la parola: leggera, intuitiva, con la mano nella terra e lo sguardo rivolto ai sogni. La memoria rurale, i ricordi d’infanzia, la fragilità e la possibilità convivono nei miei lavori come semi in un orto: ognuno con il proprio tempo, la propria forma, la propria forza imprevista.