Descrizione Opera / Biografia
L’opera nasce da una ricerca sul carattere instabile e ricostruttivo della memoria autobiografica, concentrandosi sulle immagini dell’infanzia e della preadolescenza.
Il video raccoglie una serie di sequenze generate a partire da fotografie private ormai incapaci di evocare un ricordo nitido. Attraverso strumenti di intelligenza artificiale, queste immagini vengono riattivate e trasformate in frammenti audiovisivi plausibili ma alterati, dove elementi realistici convivono con anomalie percettive e deviazioni narrative.
L’intelligenza artificiale interviene così non come semplice strumento di animazione dell’archivio fotografico, ma come dispositivo di riscrittura mnemonica: produce immagini credibili di eventi mai realmente accaduti, insinuandosi nello spazio ambiguo tra documentazione, immaginazione e falsa memoria.
La reiterazione e l’esposizione prolungata a queste sequenze favoriscono un progressivo slittamento percettivo, in cui il ricordo artificiale tende a sedimentarsi come esperienza autentica.
Il risultato è una memoria visivamente limpida ma emotivamente instabile, in cui la nitidezza dell’immagine non coincide più con l’affidabilità del ricordo.
Fabrizio Fiore vive e lavora a Torino.
La sua ricerca artistica indaga la relazione tra psicologia umana, memoria e percezione, concentrandosi sulle dinamiche di contrasto e armonia tra dimensione individuale e collettiva. Attraverso fotografia, video e strumenti di intelligenza artificiale, esplora il modo in cui bias cognitivi ed emotivi influenzano l’esperienza del reale e la costruzione dell’identità contemporanea.
Il suo immaginario visivo attinge tanto alla cultura underground cibernetica quanto all’estetica tecnologica di neon, dispositivi elettronici e ambienti digitali, osservando criticamente come le nuove tecnologie trasformino il rapporto tra l'essere umano e l'ambiente circostante.
Attualmente collabora con Cooperativa Madiba nello sviluppo di progetti socio-educativi basati su metodologie di educazione non formale.