OPERA IN CONCORSO | Sezione Video

 | IO SONO DIO

IO SONO DIO

video 26’40’’ - performance 15 min ciclica per 3h, modulabile

Gilles Cheney

nato/a a Aosta
residenza di lavoro/studio: Torino, ITALIA


iscritto/a dal 30 apr 2026

http://www.qubiteatro.com


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Descrizione Opera / Biografia


Io sono Dio – movimento in 3 prende spunto dal mito delle Moire, le tessitrici del destino di uomini e donne, che decidono il percorso di vita di ogni essere umano. Nella contemporaneità il destino può apparire come un concetto quasi anacronistico, eppure continua a essere presente e vivo, e a suscitare interrogativi in ogni individuo. Chi crede nella sua inesorabilità è convinto che l’essere umano non possa cambiare il proprio percorso di vita (e di morte). Ma è davvero così? Non possiamo forse essere noi stessi gli artefici del nostro destino, almeno per un momento? Nemmeno quando le Moire si concedono una pausa?
Il progetto si propone di esplorare l’essere umano contemporaneo, indagando tra la sua capacità di prendere in mano la propria vita, diventando, di conseguenza, consapevole artefice del proprio destino, e la sua insicurezza che, per paura, lo porta a cercare rifugio in costruzioni mitologiche, simboliche o psicologiche che possano giustificare o guidare le sue scelte. La domanda centrale è: vogliamo lasciarci guidare da Dio o essere noi stessi Dio?
La performance si sviluppa verticalmente e ciclicamente in 3 movimenti. Nel primo, a muovere le Moire, all’inizio, è il “loro lavoro”, che le vede impegnate nell’intento per cui sono state concepite dall’essere umano stesso in quanto figure mitologiche. Nella performance esse ripetono frasi ed espressioni pronunciate realmente dalla gente comune (raccolte, per strada, e poi trascritte in fase di scrittura del progetto a formarne la drammaturgia), sottolineando così simbolicamente la commistione e lo stretto legame tra il predestinato e chi lo governa. Il secondo momento (e movimento) è la rappresentazione della pausa, ovvero quando le Moire smettono di lavorare, e quindi di “occuparsi” degli uomini e delle donne, dedicandosi soltanto a loro stesse. Il racconto mitologico serve quindi solo come pretesto e spunto; nella rappresentazione qu.betta, il percorso che si compie simboleggia in realtà l’intera dimensione dell’esperienza della vita umana attraverso un movimento di progressiva verticalità.
CLOTO è il nostro passato, quello che ci ha formato e che spesso “trasciniamo” come ricordo.
LACHESI è il nostro presente, quello che siamo, che facciamo e che ci rappresenta: l’oggi.
ATROPO è il nostro futuro, quello che deve ancora arrivare e che non conosciamo; è il tempo in cui dovremo prendere la fatidica decisione: lasciarci guidare da Dio (Moire e/o costrutto psicologico) o essere Dio.
Eccolo, il terzo movimento, quello dello spettatore, che matura (o forse ancora no) la sua decisione.