Descrizione Opera / Biografia
L’esplosione cromatica si fa materia viva, urlo silenzioso che lacera la tela.
In quest’opera, la pittura non descrive il conflitto: lo diventa. La spatola incide il colore come una ferita aperta, sovrapponendo gialli accecanti a rossi viscerali e blu profondi, in un tumulto di contrasti che non concede tregua all’occhio. Una selva di segni neri, simili a schegge di un mondo infranto o a rami carbonizzati, uno di loro si specchia in un riflesso verticale , (COME SE LA GUERRA SI VEDESSE TANTO BELLA DA PROPORSI ALLO SPECCHIO), attraversa lo spazio visivo, spezzando la luce e trasformando il paesaggio in un teatro di pura tensione emotiva.
Non vi sono soldati, né rovine definite, ma l’essenza stessa della distruzione: il caos primordiale. La bellezza sfolgorante del colore si scontra con la violenza del segno, la vita con la maceria, in un vortice neuroimpressionista dove il pigmento è l’unico testimone del dramma. È un’opera che non chiede di essere guardata, ma di essere vissuta come un urto, un battito accelerato, un frammento di storia che brucia ancora sulla superficie della tela.
la carriera militare oggi mi fa vedere e sentire nell’animo la Brutalita delle Guerre...cio’ che mostro e’ cio’ che ho dentro