Descrizione Opera / Biografia
Pittore e scultore autodidatta attivo a Paestum (SA), Fabio Palazzone indaga la figura umana come luogo di intersezione tra vulnerabilità e spirito. La sua ricerca trae ispirazione dal concetto heideggeriano di ”Gettatezza”.
Attraverso un tratto immediato e una cifra stilistica che guarda alla decadenza, Palazzone rappresenta corpi parziali e segnati dal tempo, intesi come manifestazione onesta dell’essenza interiore. La sua arte affronta la ”perdita del centro” dell’uomo contemporaneo, trasformando la fragilità e la finitezza della carne in uno strumento di autenticità e crescita spirituale. Al centro del suo lavoro resta l’urgenza di riportare l’individuo, nella sua cruda concretezza, al centro del dibattito artistico contemporaneo
In questo lavoro ho voluto dare forma alla sensazione di essere osservati ma non compresi, di essere presenti ma fisicamente distanti. Ho dipinto un volto che emerge a fatica, quasi affogando in una tempesta di pennellate bianche e rosse, colori che per me rappresentano il contrasto tra la carne viva e il desiderio di astrazione.
Ma l’elemento centrale del mio racconto sono quei fili verticali che solcano la tela. Non sono decorazioni: sono le sbarre di una gabbia sottile e implacabile. Ho voluto intrappolare lo sguardo dietro questa griglia di linee bianche per creare un diaframma tra me e chi guarda. È una prigione trasparente, fatta di silenzi e barriere invisibili, che lascia intravedere l’anima ma impedisce a chiunque di toccarla davvero.
Lo sguardo che ho dipinto è fermo, lucido, consapevole della propria prigionia; è lo sguardo di chi aspetta che qualcuno, prima o poi, riesca a spezzare quei fili.