Descrizione Opera / Biografia
BIO
Asya Dell’Omodarme
Nata a Livorno nel 1997, vive e lavora tra Livorno e Venezia.
Nel 2020 consegue il diploma di 1’ livello in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Nel 2024 consegue il Diploma Accademico 2’ livello in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Venezia,dove frequenta le attivitàdell’atelier F.
CURRICULUM IN BREVE
Dal 2021 entra a far parte dell’Atelier F, dove frequenterà tutte le attività di laboratorio e le rispettive esposizioni, tra le quali il Workshop Antares.
Nel 2023 vince il primo premio del Premio Mestre Pittura, l’opera vincitrice fa parte della collezione del Cà Pesaro
Nel 2024 collabora alla realizzazione del Murales per il collettivo MAHKU, al Padiglione Centrale dei Giardini, in occasione della Biennale di Venezia; selezionata tra i finalisti del Combat Prize, vince il premio Galleria.
Nel 2025 prima mostra personale a Milano
Nel 2026 ancora in corso, NAUTILUS, mostra Bi-personale a Livorno
Nocticulae Specula
L’opera proposta sviluppa, con un approccio narrativo polisemantico, le dinamiche relative alla rappresentazione del paesaggio e dell’ambiente naturale. Al centro della composizione, due grandi conchiglie si ergono come totem di una natura arcaica: le loro spirali e texture evocano una ripetitività ipnotica, quasi architettonica, bloccandoci all’interno di uno spazio indeterminato. Sopra di esse, un cielo limpido è solcato da pipistrelli in volo, simboli di una vita notturna che abita il confine tra il visibile e l’invisibile, collocando l’osservatore in una zona liminale tra il sonno e la veglia.
In questa soglia si inserisce il ruolo ancestrale della dimensione notturna, storicamente intesa come spazio dell’occulto. Qui, la notte si rivela come il regno della possibilità pura: ciò che non si vede non è un vuoto, ma un invito alla scoperta. È il desiderio di indagare ciò che è stato temuto per secoli a guidare l’occhio verso queste zone d’ombra, dove regnano fraintendimenti e pregiudizi.
Tuttavia, la tensione onirica della scena viene interrotta da un dettaglio vitale: nell’oscurità, ai piedi delle conchiglie, la figura di un gattino nero funge da scintilla di imprevisto che frantuma la serialità delle forme naturali. Creatura storicamente stigmatizzata, il gatto nero viene qui trasformato in un osservatore consapevole che rivendica il proprio spazio nel vasto scenario dell’ignoto. L’opera diventa così uno specchio in cui la ciclicità dell’ambiente si scontra con la singolarità del vivente, invitando lo spettatore a indagare il senso profondo oltre la superficie dell’immagine, dove risiedono la dignità e la bellezza di ciò che spesso, per timore o cecità, abbiamo scelto di non vedere.