OPERA IN CONCORSO | Sezione Scultura/Installazione

 | Noname on marble 2

Noname on marble 2
marmo irish green e acciaio inox
60x40x3cm

Andrea Gallotti

nato/a a Monza
residenza di lavoro/studio: Milano, ITALIA


iscritto/a dal 09 feb 2026


Under 35

http://www.andrea-gallotti.com


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Descrizione Opera / Biografia


Il lavoro presentato si inserisce come sviluppo scultoreo della ricerca NoName, un’indagine che porto avanti da anni attorno ai temi della ripetizione, della percezione e del valore. Al centro di questa ricerca vi è la tensione tra ciò che appare uguale e ciò che, a uno sguardo più attento e approfondito nel tempo ne rivela differenze e unicità.
In questa serie di sculture in marmo, un gesto intenzionalmente semplice entra in relazione con un materiale storicamente carico di valore simbolico. Il gesto “banale” non viene nobilitato attraverso la forma, ma attraverso il contatto diretto con la materia: il marmo diventa una superficie sensibile che amplifica le proprie sfumature, le venature e le strutture minerali interne, rendendo ogni opera unica pur all’interno di una forma riconoscibile. La lavorazione avviene in sottrazione. Le opere, concepite come sculture da muro, ricercano una leggerezza che contrasta con la percezione tradizionale del marmo come materiale massivo e monumentale. Curve morbide si sviluppano nello spazio fino a terminare in estremità fragili e al tempo stesso resistenti, mettendo in dialogo forza e vulnerabilità, permanenza e precarietà.
La mia pratica nasce dalla pittura e nel tempo si è estesa a materiali differenti — carta, vetro, marmo — mantenendo costante l’attenzione sulla ripetizione come dispositivo percettivo. Il cambiamento di medium implica un cambiamento di punto di vista e rende evidente come, nella ripetizione, emergano unicità che spesso passano in secondo piano in una contemporaneità dominata dalla velocità e dalla richiesta di continua novità.
Questo approccio dialoga con il pensiero di Maurice Merleau-Ponty, per il quale la percezione non è un atto immediato, ma un’esperienza incarnata e temporale. Le opere richiedono una visione lenta, ripetuta, da prospettive differenti, mettendo in crisi l’idea di uno sguardo totale e istantaneo. È nel tempo dell’osservazione che la differenza si manifesta e che il particolare diventa centrale. La ripetizione, nella mia ricerca, non è mai statica ma un campo di continue variazioni. La gestualità rimane riconoscibile, ma ogni lavoro si configura come un evento unico, determinato dall’incontro tra gesto, materia e percezione. Valorizzare il dettaglio e farne il fulcro dell’opera diventa così una presa di posizione poetica sul modo in cui oggi attribuiamo valore alle immagini, ai gesti e al tempo.