Descrizione Opera / Biografia
DUST FLAG
Il progetto riformula uno dei più forti simboli di identità, appartenenza e sovranità: la bandiera. Da sempre dispositivo di appartenenza, essa è un atto linguistico e performativo. Tessendo la polvere al posto dei filati, il progetto sovverte questa genealogia, trasformandola in una superficie porosa che accoglie micro-storie, gesti invisibili e soggettività marginalizzate. La polvere, qui, non unifica per astrazione ma per sedimentazione: raccoglie ciò che circola ai margini e non solo, restituendolo come dinamica attiva e condivisa.
In dialogo con le teorie postumane e gli studi di frontiera, l’opera propone una pedagogia della materia: imparare dalla polvere significa riconoscere un mondo fatto di relazioni orizzontali, cooperazione e attraversamenti. In quanto materia diffusa, porosa e borderless, la polvere mostra il continuo intreccio e contrasto tra natura e cultura, rilevandone la reciproca contaminazione. La bandiera diventa così un dispositivo non egemonico, un emblema di appartenenza plurale e senza confini, un gesto che riconfigura il simbolo del potere.
Questa materia è una presenza archeologica e una memoria plastica che porta ad emersione narrazioni, in quanto sostanza capace di raccontare ciò che la storia ufficiale spesso disperde. Testimone attiva di minoranze e marginalità, la polvere è una materia aperta: attraversa corpi, territori, architetture e culture, dissolvendo separazioni nette tra natura e cultura, umano e non umano, individuale e collettivo.
Statement:
La ricerca analizza la genealogia culturale della polvere, materia agente e collettiva. Attraverso installazioni, dispositivi visivi e pratiche interdisciplinari, osserviamo la polvere come archivio vivente, presenza attiva e struttura simbolica capace di mettere in crisi gerarchie, linguaggi e sistemi di classificazione.
La polvere diventa forma di memoria plastica del mondo: un materiale eterogeneo in cui convivono tracce biologiche, storiche, politiche, marginali e ibride.
La nostra pratica si sviluppa tra prospettive postumane, postcoloniali e anarcheologiche, immaginando la polvere come ambiente ecologico diffuso, poroso e senza centro. Non come semplice residuo, ma come possibilità di ripensare il modo di abitare il mondo e di costruire nuove relazioni tra corpi, memorie e territori.
Bio:
Alice Mestriner (Italia) e Ahad Moslemi (Iran) si incontrano in Canada, dove iniziano la collaborazione artistica. La ricerca interdisciplinare indaga la polvere come dispositivo estetico, politico e ontologico, sviluppando una riflessione sulla memoria materiale, sulle genealogie culturali e sulle possibilità di una prospettiva postumana e postcoloniale.
Ahad Moslemi (Teheran, 1983) ha studiato presso la Scuola di Belle Arti di Teheran e all’Université du Québec à Trois-Rivières, in Canada. La sua pratica è stata presentata in mostre e conferenze tra Canada, Messico, Grecia e Stati Uniti. Nel 2016 riceve il Prix du Doyen e il premio Gilles-Verville; nello stesso anno è invitato a prendere parte al progetto A Continuous State of Time insieme a Ola-Dele Kuku alla 56ª Biennale di Venezia. Nel 2017 partecipa alla Biennale di Stampe di North Adams (USA).
Alice Mestriner (Treviso, 1994) si laurea in Arti Multimediali allo IUAV di Venezia dopo un periodo di studi presso l’Università Hacettepe di Ankara. Approfondisce gli studi antropologici all’Università Ca’ Foscari e conclude la propria formazione in Canada. Riceve una menzione d’onore ai Monochrome Awards e nel 2016 collabora all’organizzazione del progetto A Continuous State of Time per la 56ª Biennale di Venezia. Nel 2017 frequenta il NODE Institute di Berlino.
Nel 2022 si laureano (MA) in Arti Visive allo IUAV di Venezia con una tesi selezionata per il premio Miglior Tesi. Hanno partecipato a programmi internazionali di ricerca e formazione, tra cui Harvard University, Erasmus+ e il progetto europeo COME2ART. Tra il 2023 e il 2024 sono fellows presso gli Staatliche Museen zu Berlin.
La loro ricerca Floating Borders è stata presentata come progetto invitato durante una Biennale Session della 60ª Biennale di Venezia all’interno del programma europeo Re-Value and Go!. Hanno ricevuto una menzione speciale dalla Fondazione Imago Mundi e, nel 2026, una menzione speciale alla ricerca da CREA – Cantieri del Contemporaneo Venezia.