L'ARTISTA Sezione Grafica
Antonella Zerbinati & Anonimo
nato/a a: Montecchio Maggiore
residenza di lavoro/studio: Montecchio Maggiore (ITALIA)
iscritto/a dal 04 mag 2012
sito web: http://www.antonellazerbinati.…
Le opere
Biografia
Warriors
opera di Antonella Zerbinati e Anonimo
DESCRIZIONE:
Grazia/Forza bruta, Soldati/Spose, Guerra/Pace, Vita/Morte, Irrazionalità/Cinismo....
Queste sono alcune delle contraddizioni su cui è costruito l’equilibrio sociale ed attra¬verso le quali esprimiamo la nostra identità.
Prima tra tutte è la contraddizione Maschio/Femmina o Uomo/Donna che fin dall’in¬fanzia si manifesta a partire dalla attività primaria di ogni bambino: il gioco.
I bambini giocano con i soldatini, le bambine giocano con le barbie.
Un gioco dei ruoli che ha acquisito una connotazione iconica e che “culturalmente” tende a distinguere i due sessi tra “forte” e “debole”.
Come il Giorno e la Notte essi continuano a confrontarsi: due visioni diverse dello stesso mondo.
Ma puntualmente, le esperienze di vita, confermano l’inesattezza di questo assunto che così frequentemente viene messo in discussione.
“Warriors” è un’opera realizzata a 2 mani, quelle di Antonella Zer¬binati e Anonimo, quelle di un uomo e di una donna.
Il soggetto è una schiera di figure: un virile busto maschile di soldato montato però su gambe e sesso femminili. Un esercito di uomini-donna o viceversa donne-uomo che non celano l’ambivalenza che le contraddistingue. Figure ibride al limite tra mostruoso e mitologico.
Uomini che condannati alla schiavitù della libido sono privati della metà imputata;
Donne così fiere da non temere la messa a nudo della metà più intima e vulnerabile.
Se fin dall’antichità il potere era maschio e il comando era di chi possedeva virilità fisi¬ca, nel corso degli anni la donna ha guadagnato terreno sfruttando con intelligenza ed astuzia le proprie risorse e guadagnando di diritto la parità con l’uomo.
La letteratura e le arti ci parlano di donne potenti ricordandoci le coraggiose Valkirie, le terribili Amazzoni, le Sirene ammaliatrici e le immortali Muse.
Lo stereotipo di solidità e forza del soldato qui perde ogni significato e si scioglie tra¬sformandosi velocemente in corpo femminile turgido e disponibile.
L’espressione turpe e concentrata cede il passo alla concupiscenza, alle gambe sospese, al sesso che non si nasconde e al contrario si offre come a sopraffare, rendendo inefficace, l’arma del soldato..
Il soldato in bianco e nero, nella sua tagliente drammaticità, ricorda la forza bruta e ci rimanda alla guerra in tutta la sua cinica visione. Il sesso e le gambe di donna invece, aggraziate ed invitanti, dai rosa esasperati di un kitsch pornografico, ci trasportano in una dimensione sensuale in cui non è possibile resistere alla tentazione.
Armi che non uccidono ma che possono qualunque cosa, oggetto di scambio e di contrattazione sosti¬tuiscono la violenza con la piacevolezza crudele.
Ecco quindi che gli equilibri si capovolgono, i ruoli iniziano a confondersi ed i confini tra essi non sono più così distinti: vittima e carnefice, dominante e dominato, sesso forte e sesso debole coesistono in un continuo rapporto di opposizione e complementarità.












