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OPERA IN CONCORSO  Sezione Fotografia

Francesca Pedranghelu | Chain
vedi ad alta risoluzione

Chain
fotografia digitale, stampa digitale
40x27

Francesca Pedranghelu

nato/a a: Ozieri

residenza di lavoro/studio: Ozieri (ITALIA)

iscritto/a dal 05 mag 2013

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Chain#3
fotografia digitale, stampa digitale
40x27

Descrizione Opera / Biografia


“La futura occupazione di tutti i bambini,
così come si presenta oggi,
è di essere consumatori specializzati”.
David Riesman
“Chain” è la grande catena di distribuzione industriale di tutti quei prodotti che quotidianamente compriamo e consumiamo.
Il codice visivo di questo lavoro è preso in prestito dalla fotografia di tipo amatoriale e da quella di stampo industriale. Assente è dunque l’attenzione alla struttura compositiva e al formalismo, poichè i luoghi analizzati sono funzionalisti e non scritti; rinunciando alla pretesa di autosufficienza di immagini “perfette” nella loro composizione, si affida ad uno sguardo diretto e neutrale il compito di analizzare ed investigare
i sistemi di produzione industriale.
Troviamo in “Chain” una pura raccolta, un “collezionismo” di dati messi
a confronto tra loro: la scelta narrativa è un insieme ritmico
di vedute, particolari e soggetti estremamente diversificati ma con un filo conduttore, la catena industriale appunto, che mette di fronte l’utente
ad una lettura critica ed analitica legata alla soggettività di ogni individuo.
Il distacco analitico e l’intento d’interrogazione del reale generano domande più che fornire risposte; si può quindi parlare di indizialità delle immagini, in quanto esse forniscono delle prove-oggetto, degli imput
che invitano il fruitore a guardare la realtà nella sua crudezza, senza retorica o ridondanze, senza abbellimenti o commenti da parte dell’autore. Quest’ultimo infatti resta celato dietro un occhio, quello fotografico, diretto e neutrale, che indica più che descrivere, e spinge
il lettore a codificare e analizzare ciò che è stato isolato e prelevato.
L’isolamento dei soggetti è dato attraverso l’uso del flash che rende plastici gli elementi creando una distanza analitica ed emotiva, distanza che ci allontana da qualsiasi drammaturgia e che pone in risalto
la realtà oggettuale grazie ad uno sguardo freddo e chirurgico.
La visione è dunque “igienizzata”, depurata da qualsiasi descrizione personale o giudizio di valore.
“Chain” pone in evidenza la non-vita di soggetti, che tuttavia si ritrovano
ad essere congelati entro sistemi industriali standardizzati, violentati,
in qualche modo, nella loro natura da macchine che ne eliminano qualsiasi parvenza di vitalità, restituendoli come merce in nulla differente da qualsiasi altro prodotto di consumo.
“Chain” è un’analisi che si pone anche come momento di riflessione sulla nostra società e sui cambiamenti epocali subiti sino ad oggi.