ARTWORK IN CONTEST Section Painting
Blossom, dittico
collage su carta, linoleografia, acrilici, china, cartoncino e telaio in legno
120x60cm
Claudia Marini
born in: Lodi
work/study place: Lodi (ITALIA)
in contest since May 01, 2013
web site: http://www.claudiamarini.com
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blossom (blue), dittico
collage su carta, linoleografia, acrilici, china, cartoncino, telaio in legno
120x60cm
blossom
collage su carta, linoleografia, acrilici, china, cartoncino, telaio in legno
60x60
Artwork description / Biography
Claudia Marini nasce nel 1980 a Lodi, dove vive e lavora. Nel 2006 si diploma in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Brera, dove nel 2009 consegue anche la specializzazione in Grafica d’Arte. Nel 2010 rivolge gli studi alla progettazione tessile, oltre che alla tecnica del collage, che al momento costitusce il centro della sua ricerca. Prende parte a diverse esposizioni collettive e concorsi, tra cui ”Premio Italian Factory per la Giovane Pittura Italiana” (First Gallery, Roma, 2010) ed ”Art of Florence Design Week 2011”, (Hotel Cellai, Firenze, 2011). Tra le recenti esposizioni personali, ”Spore” (Galleria Oldrado da Ponte, Lodi, 2010) , ”Claudia Marini. QUASI COLLAGE” (The White Gallery, Milano, 2011), ”Snakes” CSart, (Via San Pietro Martire, Reggio Emilia, 2011).
”Il FIATO DEL COLLAGE, LA VIBRAZIONE DEL COLORE” (Espoarte n.77)
Di Chiara Serri
Dopo gli anni dell’Accademia di Belle Arti di Brera, lo studio del corpo e il progressivo abbandono di espliciti riferimenti naturalistici, Claudia Marini ha elaborato una forma semplice per veicolare il colore nello spazio. Tecnica d’elezione, il collage, che la giovane artista lodigiana utilizza per opere di grandi dimensioni, ritagliando ed assemblando carte precedentemente incise o dipinte. Un processo germinativo che, in molti casi, supera i confini della singola tavola, risolvendosi in dittici, trittici e polittici. Nonostante la costante ricerca di equilibrio, che si esplica lungo direttrici cromatiche, i suoi collage sono permeati da un senso di non finito, inteso come possibile apertura ad ulteriori sviluppi. Proprio per questo, le singole opere non presentano titoli nominali, ma sono raccolte all’interno di serie molto ampie, come Spore, Noodles e Bunchy, portate avanti in parallelo.
Alla base di ogni progetto, una forma modulare, che certo evoca elementi animali o vegetali, come le squame, i petali e le foglie, ma anche il corpo umano, del quale viene operata una sintesi estrema. Non la ripetizione ossessiva del motivo a “pettine” di Giuseppe Capogrossi, ma un segno più morbido, capace di inabissarsi e successivamente risorgere. Un segno che presenta alcune varianti-ovoidali o spiraliformi- integrate nelle opere di recente produzione, esito di un percorso di ricerca che muove dal monocromo e dai pochi colori delle prime sperimentazioni alla vasta gamma cromatica del presente. Trait d’union, la carta, spesso di recupero, che viene accuratamente archiviata e portata a nuova vita. Dipinte ed incise attraverso un procedimento linoleografico, con motivi inventati oppure tratti da vecchi tessuti, le pagine vengono ritagliate, suddivise per colore ed assemblate per assonanza o per contrasto, senza seguire schemi preliminari. La forma, infatti, nasce dall’accostamento dei colori e, come dicevamo, può estendersi oltre il limite del foglio, coinvolgendo spazi addizionali fino al completo bilanciamento dei pieni e dei vuoti. Dalla profondità del colore, ottenuta per continue stratificazioni e giustapposizioni, alla leggerezza del bianco, in un dialogo serrato che ricorda le esperienze di Hiromi Masuda e di altri autori orientali. Infine, il movimento, generato da un fiato di vento che sibila lieve tra le lingue di carta, facendo vibrare all’unisono le forme e i colori.












