OPERA IN CONCORSO | Sezione Pittura

 | CONOSCI TE STESSO

CONOSCI TE STESSO
acrilico, tela
100x150

PAOLA SANTAGOSTINO

nato/a a MILANO
residenza di lavoro/studio: MILANO, ITALIA


iscritto/a dal 02 mag 2020

http://www.paolasantagostinoartista.com


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 | DETTAGLIO DEL QUADRO CONOSCI TE STESSO

DETTAGLIO DEL QUADRO CONOSCI TE STESSO
acrilico, tela

 | DETTAGLIO DEL QUADRO CONOSCI TE STESSO

DETTAGLIO DEL QUADRO CONOSCI TE STESSO
acrilico, tela

 | GRATITUDINE

GRATITUDINE
acrilico, tela
100x150

Descrizione Opera / Biografia


ΓΝΩΘΙ ΣΑΥΤΟΝ, Nosce te ipsum, Know thyself, Conosci te stesso, queste parole vivono ancora all’ ingresso del Tempio di Apollo a Delfi...
Noi tutti pensiamo per immagini: l’immagine viene prima della parola, la struttura prima del pensiero, la nostra mente inconscia elabora sequenze visive e schemi di connessione prima di formulare una frase compiuta. Io do forma e colore a queste immagini, esprimo per simboli e collegamenti la trama nascosta della nostra attività mentale.
Questo quadro riproduce un complesso cammino interiore alla scoperta di me stessa, ripercorre i tracciati, gli ostacoli e le svolte di un intero percorso di vita. E’ quindi ricchissimo di simboli, è un intrecciarsi di piccole mappe che indicano le esperienze fondamentali che hanno lasciato il segno, che hanno formato l’ordito e la trama della mia esistenza.
L’ho realizzato utilizzando un pigmento di mica, oro e platino per dare risalto alla ricchezza intrinseca di ogni esistenza: sono materiali che brillano leggermente, che si riempiono di luce e la emanano. La struttura del dipinto ruota attorno a un nucleo centrale dove i segni si rarefanno per lasciare spazio alla pura luminosità: il centro del nostro essere, il Sé più profondo dove le parole svaniscono e rimane solo silenzio, luce, energia...
Il mio linguaggio artistico è scaturito da una esperienza personale: da sempre quando voglio fare un discorso serio ho bisogno di ‘carta e matita’, non per prendere appunti, ma per ‘tracciare segni’ che seguono la concatenazione dei miei pensieri, non guardo neppure il foglio, mentre parlo disegno automaticamente simboli, linee di connessione, schemi di sviluppo, ogni tanto una parola… Il mio cervello ha bisogno di collegarsi alla mia mano per funzionare più lucidamente: tramite il gesto riesco a visualizzare in maniera quasi geometrica lo scorrere del discorso come una rete di concetti, una cascata di associazioni, somiglianze, cause-effetti, possibili sviluppi... Per molti anni ho fatto la psicoanalista e durante le sedute riempivo fogli su fogli e spesso i miei pazienti me li toglievano di mano prima che li cestinassi: volevano tenerli per ‘ricordarsi di quel che ci eravamo detti’.

Oggi ritengo che questi miei segni non siano una mia bizza personale, e neppure una forma di espressione strettamente individuale, ma siano piuttosto un antichissimo linguaggio, una forma comunicazione pre-verbale che ha attraversato la storia dell’umanità fin dalle incisioni geometriche nelle caverne del paleolitico: prima della parola fu il gesto...
Quando ho iniziato a studiare all’ Accademia di Belle Arti di Brera ho deciso di rielaborare quei miei fogli di lavoro per vedere se riuscivo a trarne delle opere che avessero un valore pittorico e una loro poesia. E’ stato un percorso lungo e faticoso, ma che continua a ispirarmi e ad emozionarmi. E che si trasforma con il tempo: nei primi quadri dipingevo sullo sfondo dei neuroni che intrecciavano i loro dendriti creando sinapsi: le basi fisiche di ogni nostro ragionamento, poi stratificavo sopra scrittura e simboli costruendo la mappa mentale dei collegamenti tra inconscio e coscienza. Ultimamente ho un po’ abbandonato i fin troppo espliciti neuroni, per dare più spazio ai simboli, ai percorsi mentali e all’espressività simbolica del colore che è andato sempre più definendo il contesto emotivo.
Un elemento in particolare però è rimasto inalterato in tutto il mio percorso artistico: con i miei quadri voglio trasmettere una sensazione di gioia, di vitalità, di apertura alle infinite possibilità dell’esistenza, così imprimo nei miei gesti questo tipo di energia, in modo che i miei quadri non siano solo delle tele colorate ma delle navicelle spaziali che veicolano un messaggio che riesce ad arrivare anche a chi li osserva.