Descrizione Opera / Biografia
L’ego narrato nell’opera e offerto allo sguardo del fruitore ci restituisce un’immagine estranea e al contempo familiare, una sorta di enigma compositivo, traduzione segnica e materica dell’incomunicabilità contemporanea, della distanza in apparenza incolmabile che separa l’io dall’altro, unita all’impossibilità di trascendere emotivamente le barriere linguistiche e informatiche odierne.
La figura disegnata sul legno sembra quasi volersi ritrarre nell’oscurità e al contempo far emergere qualcos’altro, un rimando alla dimensione interiore, esemplificata attraverso l’immagine emblematica di un cuore nudo e pulsante.
I filamenti rossi che scaturiscono come luce dal muscolo cardiaco non sono rivolti verso lo spettatore, come avviene nelle innumerevoli rappresentazioni dell’iconografia cristiana, bensì deviano da un lato e diventano parte di un linguaggio artificiale e complesso che sfugge all’immediatezza.
L’identità cui fa riferimento il titolo del progetto è dunque quella frammentata, codificata, mediata da vincoli etici, morali e sociali che ne determinano il totale annullamento a favore di ideologie di genere e stereotipi utilitaristici.
L’io con il quale siamo soliti individuare noi stessi, nel dialogo con gli altri come nel soliloquio dell’anima, si scopre una mera convenzione linguistica svuotata di ogni significato e profondità, schiava dell’apparenza e degli algoritmi moderni.
L’uomo diviene così una semplice equazione che s’illude ancora d’essere poesia.
BIO
Marco Corridoni, nato a S. Severino Marche il 26/09/1991 e cresciuto a Monte Vidon Corrado.
Dopo la maturità umanistica si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Urbino dove consegue il diploma accademico di primo livello in Pittura nella cattedra del prof. Luigi Carboni.
Successivamente si trasferisce a Milano e si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Brera.
Nel 2017 consegue il diploma accademico di secondo livello in Pittura nella cattedra del prof. Omar Galliani. Nel 2019 tiene la sua prima conferenza al MACRO di Roma nell’ambito del convegno “Fare e pensare”, organizzato dal prof. Roberto Galeotti.