OPERA IN CONCORSO | Sezione Disegno

 | EREMO

EREMO
penne a gel su carta, nr 3 quaderni per appunti, scatola/cornice in plexiglas
148 x 48 x 6 cm

ANDREA CERQUIGLINI

nato/a a Roma
residenza di lavoro/studio: Varedo, ITALIA


iscritto/a dal 09 mag 2020

http://www.andreacerquiglini.com


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Descrizione Opera / Biografia


EREMO
L’architettura prende sempre più spazio, il palcoscenico delle mie opere si popola di Eremi, Guardiani, Case del Custode. E’ uno spazio popolato di architetture, e non costruito, popolato in quanto ciò che è rappresentato è metafora dell’individuo, dell’umana condizione.
C’è un rimando a forme dall’equilibrio improbabile - antropopalafitte - strani pilastri fortemente allungati, distorti, aberrati. I riferimenti che in me hanno agito sono sicuramente molti, alcuni li conservo da molto tempo, e mi riferisco gli elefanti di Dalì che da bambino trovai in un libro e mi intimorirono come un brutto sogno, me ne ricordo ancora. Poi penso ai ragni giganti della Burgeois, alla Torre Tatlin ma anche a certa iconografia della fantascienza cinematografica, in un processo di contaminazione e accumulazione delle immagini.
Sto andando a razzo verso l’essenziale. Dei boschi di tempo fa sono rimasti solo dei lunghi tronchi senza rami, forse canne, un canneto, sterpi, groviglio forse ostile e inestricabile, ma anche strumento con il quale difendersi. Forse, nel mio DNA c’è qualcosa di un remoto monaco amanuense, e non solo per lo scrivere che attraversa i miei quaderni, bensì anche per il mondo che rappresento. Forse, prossimamente potrei ritrovarmi ad indagare nella totale astrazione, e non me lo sarei mai aspettato.
Eremo è praticamente un autoritratto.
Asole come occhi, neri pali sottili dall’andamento incerto ma resistentissimo, come scolpiti. Mi viene da pensare a Capogrossi e mi viene da pensare che presto probabilmente passerò ad altri supporti ed altri materiali.
Disegnare, per me non significa sempre essere in una condizione di appagamento e realizzazione, e talvolta mi ritrovo a subire un’ansia crescente che m’impedisce di godere del tempo che mi è concesso e che mi dovrebbe soddisfare, invece sono lì che vorrei aver già finito l’opera a cui mi sto dedicando, e quella dopo anche. Cerco allora di distaccarmi, non pensare al tempo che manca, non pensare al disegno che vorrei veder già fatto, non pensare a nulla, concentrandomi sull’attimo, su quel segno che sto ora facendo, e nient’altro. Cerco di mettermi in una condizione di sospensione del tempo, come in un lungo volo intercontinentale, che non deve arrivare da nessuna parte. Il viaggio, come condizione permanente dello spirito. Mi piacciono i lunghi viaggi in aereo, essere per ore in una condizione di sospensione, distacco, osservatore del mondo. Ecco, sì, lo straniero a mio giudizio raffigura e custodisce la condizione di osservatore.
NOTA
Purtroppo, la qualità di questa fotografia non è adeguata, non è sufficientemente definita, e si è persa la tessitura del tratteggio che costruisce le campiture. A causa dell’emergenza sanitaria, non mi è stato possibile recarmi dal fotografo.