OPERA IN CONCORSO Sezione Scultura/Installazione
Untitled 4 (Prism)-Volubilis
cemento e cera,
175x32x14
Michele Tiberio
nato/a a Palermo
residenza di lavoro/studio: Roma (ITALIA)
iscritto/a dal 17 apr 2015
Under 35
Altre opere
Descrizione Opera / Biografia
Descrizione Opera
Untitled 4 (Prism)-Volubilis
Volubilis ha a che fare con la capacità di pianificare e con la speranza che viene sempre disillusa dalla scoperta, ad un tratto del percorso o alla sua fine, di essersi sbagliati, di aver fatto i piani senza considerare che in realtà siamo in balìa di tutto quello che non può essere controllato, che sia interno o esterno a noi stessi.
Volubilis, come il nome stesso rivela, è l’incostante, il mutevole volgersi e s-volgersi dei materiali. È l’ordine asserito e negato allo stesso tempo, sottoposto alla ricorrente dialettica della necessità di dare forma (una forma spazialmente e geometricamente definita) e dell’“informe” della materia, che si plasma nei suoi rapporti interni.
Si tratta della trasposizione della vita nella sua massività e impermanenza, esito di un lavoro strettamente legato all’impegno fisico, allo sforzo corporeo rivissuto nel lavorare dal principio i materiali, nel colarli illudendomi, come per la vita, di poter formare a mio piacimento, o anche solo di poter indirizzarla, senza tuttavia riuscire a condizionarne il corso.
Più che l’esito della forma, è il processo per assumere forma che ha rilevanza, il modo imprevedibile in cui le materie si assestano, la consapevolezza d’inciampare in un mondo che ha sorprese.
La tecnica utilizzata unisce due materiali contrastanti e di natura opposta: l’oleosa e idrofoba cera, e il cemento, composto da acqua e sabbia. Questi due materiali non sono fatti per incontrarsi, non dovrebbero stare insieme, eppure vengono forzati in una forma geometrica regolare e primitiva, secondo un principio compositivo ben definito in precedenza.
Cemento e cera, dunque, estremamente diversi per qualità fisiche e cromatiche, consistono simbioticamente in un cedevole equilibrio che riflette la tensione tra l’atto corporeo e intimo del creare e la solo apparente “freddezza”, restituita dalla forma geometrica, squadrata, a volte modulare e ripetuta -come in Untitled 5 (Triptic)-.
Tutte le opere della serie investono, così, una spazialità ben definita, solida, possente, eppure sempre cangiante, “interrotta” dalla cera che sembra sorprendentemente resistere alla possibilità del suo stesso sgretolamento.
L’attesa di disvelare l’opera finale ha l’ansia del parto, dello sconosciuto che si vorrebbe conoscere in anticipo, ma che è fuori dal nostro controllo. Il risultato finale è SEMPRE quello che non mi aspettavo: i materiali s’intrecciano senza mischiarsi, beffandosi degli sforzi di metterli al posto giusto, contenuti solamente nella forma regolare, che è spazio ordinato dove l’incontrollabile accade.
Ogni scultura resta, in ultimo, come testimonianza di un’azione. Testimonianza della sua stessa materialità. Della contingenza del gesto, che pure cerca permanenza nella forma.
Biografia
Nasce in Sicilia nel 1987, inizia la sua educazione in design e fotografia in Italia.
Nel 2010 sente il bisogno di cambiare punto di vista e si trasferisce a Londra, dove nel 2011gli viene offerto la possibilità di studiare alla Royal College of Art.
Studia e lavora in Gran Bretagna, mischiando nella sua pratica artistica esperienze personali e osservazioni sulla società che lo circonda. Spesso lavora con tecniche che sono comuni al design, disciplina che ritiene sia di frequente usata come strumento per indirizzare i comportamenti delle persone e i loro stili di vita.
Lavora tra Londra, Roma e Berlino, come un nomade contemporaneo senza una dimora fissa e senza un legame verso un luogo.












