OPERA IN CONCORSO Sezione Scultura/Installazione
L’ascesa al nirvana
legno/corda, ceramica raku
195x95
Giuseppina Ferrara
nato/a a
residenza di lavoro/studio: Latronico (ITALIA)
iscritto/a dal 12 apr 2015
Altre opere
Descrizione Opera / Biografia
L’ASCESA AL NIRVANA
Corda, legno e ceramica raku sono i tre componenti materici di questa opera. Giuseppina Ferrara ha voluto in questa espressione d’arte, ancora una volta, confermare la sua propensione tecnico/artistica verso una delle tecniche più complesse nella lavorazione della ceramica. Il suo forte legame con la ceramica raku va ben oltre il gusto estetico, poiché serve all’artista stessa per manifestare la sua concezione dell’arte, per rappresentare i suoi pensieri, per concretizzare le sue emozioni.
Elementi semplici, facilmente reperibili in natura, ma abilmente e artisticamente assemblati in un gioco di contrasti che ad una lettura più approfondita si scopre vadano al di là del piano visivo. Il primo contrasto possiamo individuarlo nella materia ove ella nell’insieme ha contrapposto la semplicità e la povertà di elementi come la corda e il legno alla estrema raffinatezza e complessità della ceramica raku.
Procedendo nell’analisi formale dei singoli elementi dell’opera mi soffermerei, in primis, sul volto, elemento centrale di essa. Osservando questo volto non posso non far riferimento alle maschere africane che tra la fine dell’ottocento e l’inizio del novecento hanno tanto influenzato l’arte europea, fungendo da chiara base di riferimento per i volti di opere di Gauguin e Picasso. Un volto, il nostro, pulito, semplice, umile, dai colori scuri, dai chiari riferimenti africani. Un volto con gli occhi socchiusi che dialoga con se stesso. Intorno vi è la corda, inserita a spirale, in un movimento regolare e preciso che non lascia spazio a interruzioni. Un dinamismo impenetrabile che termina nell’ultimo cerchio esterno della composizione a spirale (più doppio rispetto agli altri giri di corda) cadendo verso il basso, quasi come se questo moto circolare partisse o si concludesse ancorandosi sulla terraferma, sul sensibile. Il cerchio nell’arte è l’elemento che meglio descrive la realtà sovrannaturale, l’elemento del moto e dell’infinito e della perfezione, come lo interpretò lo stesso Leonardo nell’uomo Vitruviano: in esso, il centro del cerchio è l’ombelico della figura umana che nella nostra opera corrisponde al volto in ceramica.
Nell’immaginario comune la corda è l’elemento che congiunge, anche in questo caso il legame che fa da ponte tra il mondo terreno e la mente umana. Ecco a questo punto comparire il secondo contrasto che tuttavia preferirei, in questo caso, definire dualismo. Un dualismo che potremmo collegare al mondo della filosofia, dove da sempre si cerca di definire il rapporto tra il mondo spirituale e quello materiale. Concetto che si riconduce a Platone e a Cartesio, quest’ultimo lo definirebbe nel caso specifico dell’opera “dualismo concettuale intenzionale” ossia un dualismo che non separa, ma che mantiene il dialogo tra le due realtà e ”L’ascesa al nirvana”, nel suo messaggio, nella sua composizione, la continuità, l’appartenenza dei due mondi.
L’opera potrebbe essere dunque la materializzazione di un percorso cerebrale, di un’idea o di un pensiero. I due mondi, il sensibile e l’idea, sono congiunti e interagiscono. La spirale di corda è l’evoluzione del percorso mentale stesso, che cresce fino a distaccarsi dall’intelletto.
Dai materiali alla tecnica sino ai concetti che esprime, l’opera potrebbe appartenere ad un mondo parallelo, un mondo dove è possibile descrivere quello che con le parole non si riesce a far capire. Proprio per questo, un aspetto fondamentale, da non sottovalutare, sono i riferimenti culturali orientali e africani dell’opera stessa. Riferimenti che possiamo ricondurre, quindi, a culture pure ed essenziali, propriamente spirituali, alle quali si guarda per capire come ci si rapporta con l’anima. L’opera è dunque una testimonianza dell’interagire della mente umana col mondo circostante; ciononostante l’occhio dell’osservatore si sofferma maggiormente sull’elemento regolatore del tutto, ossia il volto umano, il luogo ove risiede la mente.
”L’ascesa al nirvana” potrebbe essere quindi la fine o l’inizio di un cammino spirituale dell’artista stessa. Un’artista che con questo linguaggio e con questo fare artistico vuole spogliarsi del superfluo e liberare la propria anima mediante mezzi sia materiali sia spirituali, quali quelli delle culture citate, che permettono tale processo cognitivo.
NOTA CRITICA DA: Chiara Caputo
BIOGRAFIA
Giuseppina Ferrara nata a Latronico (PZ) nel 1961.
Ha frequentato il Liceo Artistico di Salerno e nel 1984 si diploma all’Accademia di Belle Arti di Napoli, del corso di Pittura.
Esegue opera in pitture e scultura.
Esperta in ceramica e ceramica ”raku”.
Le sue prime esperienze in ceramica sono legate a quella Vietrese del 1978.
Nel 1986 si trasferisce a Savona; qui ha modo di ammirare le ceramiche con il famoso ”Blu Savona” e realizza diverse maioliche. La sua ricerca è continua, sino ad oggi effettua prevalentemente sculture in ceramica ”raku”, un’antica tecnica giapponese che risale al XVI secolo.
Varie sue opere figurano in collezioni private. Ha partecipato a mostre collettive e personali d’Arte.
Attualmente vive e lavora ad Agromonte Magnano di Latronico (PZ), ha insegnato Arti Figurative prima presso l’Istituto Statale d’Arte di Potenza e attualmente presso il Liceo Artistico di Maratea (PZ).












