OPERA IN CONCORSO Sezione Fotografia
Algorithm 2: The New Eden
fotografia digitale - stampa lambda, legno
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Serena Barotti
nato/a a Roma
residenza di lavoro/studio: Albano Laziale (RM) (ITALIA)
iscritto/a dal 18 mar 2014
Altre opere
Algoritmo 1: Resurrezione (Il pentimento di Eva)
fotografia digitale, legno
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Descrizione Opera / Biografia
Seconda opera della trilogia “Algoritmi”.
Per questa serie ho creato un supporto fisico che imita una lavagna scolastica.
Già anticamente la nostra Realtà è stata immaginata come un prodotto ”virtuale”, ossia proprio come il risultato creativo di un potentissimo software (o programma).
Se fosse realmente così, basterebbe cambiare le ”istruzioni”, ossia gli ALGORITMI di questo software per reinventare la Realtà, correggendola là dove è stata un fallimento per donarle la possibilità di un NUOVO INIZIO, un nuovo Modello Antropologico che possa guidare l’essere umano nuovamente fuori dalla confusione, nuovamente fuori dalla ”Selva Oscura” e dalla CRISI contemporanea.
Qui, in “Algorithm 2: The New Eden”, grazie al Pentimento di Eva che nel primo “Algoritmo Resurrezione” ha cambiato la storia scegliendo di non cedere alla tentazione e di mettere al “patibolo” la Mela, l’Uomo Nuovo (un Adamo ed una Eva più maturi, nello specifico i mie genitori) ritrova la capacità di riconnettersi alla sua Luce Interiore e recupera il senso della propria sacralità.
Il Nuovo Eden non è un luogo che si raggiungerà dopo la morte fisica, ma è un luogo dentro l‘Uomo che egli può raggiungere in qualsiasi momento grazie alla Consapevolezza di se stesso, di chi è veramente e di cosa è in grado di fare.
Questo stato di ILLUMINAZIONE però non è raggiungibile, per ora, una volta per tutte, e dura giusto “il tempo di un fiammifero”, poiché l’Uomo Nuovo deve impratichirsi ancora proprio come un Neo-Nato che deve imparare a camminare.
Il “fuoco” va costantemente alimentato; l’Eden costantemente ricercato, ma l’importante qui è aver capito che si ha la POSSIBILITA’ di farlo, ossia che
“OGNUNO PUO’ ACCENDERE UNA PICCOLA LUCE NELLA STANZA BUIA”.
L’opera intende essere un invito a riflettere sulle autentiche possibilità dell’essere umano; per questo vuole coinvolgere il pubblico in varie azioni che vanno, chiaramente dalla lettura della scritta alla visione delle fotografie, ma che proseguono in una partecipazione attiva che potrebbe completare l’opera stessa.
Infatti, è prevista la collocazione alla base dell’opera di due scatole, una NERA ed una BIANCA, che riportino rispettivamente le scritte:
“Off – Lascia qui un po’ di Buio” e “On- Prendi qui un po’ di Luce”.
Nella prima, il pubblico dovrà inserire un piccolo foglio sul quale abbia scritto un ricordo o un’azione di cui si vuole liberare, mentre dalla seconda potrà prelevare un fiammifero identico a quello nelle fotografie, che gli ricorderà la propria possibilità di creazione positiva. I ricordi scritti dalle persone verranno successivamente elaborati ed usati per realizzare un’ulteriore opera. Con questa azione il pubblico avrà partecipato, oltre al completamento dell’opera stessa, anche ad un piccolo “rituale di purificazione”, simbolo di una sperata trasformazione collettiva.












