OPERA IN CONCORSO Sezione Fotografia
Reperto 4
sovrapposizione fotografica, matt fine art
30x30
Gae Milazzo
nato/a a Alcamo
residenza di lavoro/studio: Alcamo (ITALIA)
iscritto/a dal 18 mar 2014
Under 35
Altre opere
Descrizione Opera / Biografia
“Reperti”: sin dal titolo, Gaetana Milazzo sottolinea quella che sembra essere la sua missione d’ artista, ovvero offrirsi come un’archeologa della modernità, che compie un lavoro di ricerca, ritrovamento, catalogazione e selezione di immagini, quindi vi appone il filtro del suo sentire per dire qualcosa che alla fine riguarda tutti noi, il nostro modo di comunicare, di trasmettere il sapere e le informazioni, il nostro rapporto con la memoria e con l’arte come affermazione della nostra identità. “Reperti” prosegue idealmente e completa la riflessione già intrapresa dall’artista nel suo precedente lavoro “Identità di scarto”. Non si tratta di un imbattersi casuale: reperire in latino vuol dire infatti “ritrovare”, ma presuppone un’attività di ricerca precedente. Prima dell’attività di ritrovamento c’è il quaesitum, l’attività di chi va in cerca, di chi si pone e pone domande: è qui evidente la matrice concettuale-esistenziale del lavoro dell’artista. Per l’uomo contemporaneo sembrano esserci bisogni più impellenti di lasciare una traccia ‘reale’ di sé dopo la morte, presi come siamo dall’ “ossessiva rappresentazione di noi stessi” sui canali dell’etere digitale e dallo scambio rapidissimo e continuo di informazioni. Attraverso la rete abbiamo la possibilità di affermare e costruire quotidianamente la nostra presenza e accedere a una quantità di ‘risposte rapide’, quick responses come quelli forniti dai Q.R. Code (posti accanto le fotografie realizzate dall’artista) , che concettualmente rappresentano il contrario del repertum inteso come ritrovamento a cui si può accedere solo dopo una lunga ricerca e presupponendo una capacità di porre e porsi le domande giuste. In “Reperti”, il Q.R. Code non permette di disporre di maggiori informazioni, ma richiede al visitatore di porsi ulteriori domande e attivare un processo critico. Come a mettere in guardia nei confronti delle risposte che possiamo ottenere troppo velocemente, come a dire che non tutte le domande, tanto meno quelle che hanno a che fare con l’esperienza e la fruizione di un lavoro artistico, possono essere soddisfatte da un accesso semplificato alle informazioni. Informazioni che peraltro nascono già aleatorie, perché l’accesso a questo tipo di dati ha in genere un limite temporale. Il linguaggio digitale è in questo senso espressione e simulacro della modernità: la nostra fame di esserci non si concretizza nel marmo ma nella costruzione delle nostre identità sul web, nel loro intersecarsi costruendo un ritratto collettivo mutante, uno strano archivio in fieri delle nostre esistenze. Ma cosa resterà di tutto ciò? Questo sembrano chiedersi e chiederci i volti assorti delle sculture, anzi delle “creature” del Cimitero di Staglieno, vivificate dai veli colorati, dalle sovrapposizioni digitali che rappresentano quasi una firma dell’artista e ci indicano che sta mettendo se stessa dentro i ritratti marmorei segnati dalla patina della tempo e della mancata tutela – altro sintomo di una modernità che, proiettata verso un eterno presente, fatica a tenere nel dovuto conto l’importanza della memoria e della conservazione di un passato ‘vivente’ dall’incommensurabile valore artistico e storico - . Classe 1982; laureata presso l’Accademia d’Arte e Restauro “Abadir”, Palermo. Specializzata nella digitalizzazione e catalogazione del materiale fotosensibile antico, lavora prevalentemente con la fotografia. La sua cifra è la costante di sperimentazione del supporto fotografico. Attraverso sperimentazioni sull’esposizione, sullo scatto, lo sviluppo e lo studio delle alterazioni dei nuovi supporti cinematografici e fotografici cerca di individuare possibili nuovi linguaggi tecnico-formali.












