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OPERA IN CONCORSO  Sezione Fotografia

Emmequadro | I_FEEL_GOOD:step 01
vedi ad alta risoluzione

I_FEEL_GOOD:step 01
fotografia, stampa fotografica
100x70

Emmequadro

nato/a a Crema

residenza di lavoro/studio: Crema (ITALIA)

iscritto/a dal 03 mag 2014

http://mgserina.com

Altre opere

Emmequadro | Al(l)-I want (2013)

vedi ad alta risoluzione

Al(l)-I want (2013)
fotografia, stampa fotografica
150x100

Descrizione Opera / Biografia


€“I feel good: STEP 01”La palestra e in generale il mondo del fitness hanno per me un significato del tutto speciale.Sono mostruosamente pigra. E ho sempre evitato ogni tipo di attività fisica, specie se faticosa. Ricordo che al Liceo ho rischiato l’esame a settembre in ginnastica: l’insegnante mi odiava, mi rifiutavo di fare gli esercizi, a volte in palestra neanche ci entravo.Ora, invece, in palestra ci vado volentieri. Ho scoperto che è un luogo che ha un suo fascino. Anche estetico.Sarà che ho la tendenza a trasfigurare la realtà ma per me le macchine e gli attrezzi possiedono una loro bellezza severa, mi ricordano degli strumenti di tortura.Anzi, penso che questo sottoporre il corpo ad uno sforzo ripetuto e gratuito, cioè non finalizzato ad uno scopo utile (se non modellare il corpo stesso) possa essere considerato una tortura autoinflitta. Ma è una sofferenza molto particolare, attraversata da autocompiacimento e da un sincero amore per lo sforzo fisico. É molto faticoso andare in palestra. Ancora più faticoso se si indossa un abito di foggia antica con tanto di bustino e “sellino” imbottito sul sedere.Eppure l’Ottocento è un secolo molto intrigante: contiene in embrione tutto il faticoso sviluppo verso l’emancipazione futura.In quell’epoca gli abiti erano pensati per specifiche attività femminili: passeggiare lentamente in luoghi ampi, sollevare tazzine, ricamare fazzoletti, ridere, ma non troppo forte perché il busto stringe… Muoversi con un vestito del genere è spossante, è come avere intorno un gabbia e doversela portare in giro. L’abito stesso, realizzato in tessuto rivestito di polvere di alluminio, è una specie di macchina: una delle maniche, la destra, prosegue rivestendo completamente la mano trasformandola in un arto meccanico. Una sorta di armatura dai riflessi metallici che da un lato protegge, ma dall’altro è un intralcio continuo. L’effetto è assurdo: buffo e tragico insieme.Questa contraddizione, presente anche nel titolo della serie, sembra attraversare fisicamente tutto lo spazio distorcendolo fino a rievocare l’ambientazione claustrofobica di “2001: Odissea nello spazio”. Sullo sfondo la stessa figura femminile si moltiplica riproducendosi in attività ginniche improbabili.L’unico elemento espressivo è il volto, a volte contratto, a volte completamente avulso dallo sforzo compiuto dal corpo. E’ in atto una lotta antica e tremenda ma qualsiasi cosa succeda : “I feel good”, Io mi sento bene.MADE IN EMMEQUADRO, 2014“EMMEQUADRO” è il nome che ci siamo dati per firmare le opere che creiamo insieme; nasce dal fatto che entrambi i nostri nomi cominciano per “M”. Ma c’è anche un altro aspetto: quello che viene fuori dalla nostra collaborazione non è la semplice somma delle nostre abilità ma piuttosto una moltiplicazione a livello esponenziale di idee e creatività.Siamo stati selezionati tra i tredici finalisti del Premio Comel 2014 con l’opera “AL(L) I want”, stampa fotografica Lambda su pannello (www.premiocomel.it)