icon-ititaicon-enengicon-dedeuicon-frfraicon-esesp

FaceBookTwitterOpere Bookmark and ShareAddThis

OPERA IN CONCORSO  Sezione Video

Tommasina Bianca Squadrito | Maria Zambrano Station
vedi ad alta risoluzione

Maria Zambrano Station
video, dvd
13,06 min.

Tommasina Bianca Squadrito

nato/a a Palermo

residenza di lavoro/studio: Palermo (ITALIA)

iscritto/a dal 05 mag 2014

http://officinapatosq.blogspot.it

Altre opere

Tommasina Bianca Squadrito | C’era qualcuno che mi guardava

vedi ad alta risoluzione

C’era qualcuno che mi guardava
video, dvd
5,29 min.

Descrizione Opera / Biografia


A Maria Zambrano è intitolata la Stazione ferroviaria di Malaga e da questa suggestione nasce l’idea del video dedicato ai passaggi e agli esili di uomini, donne, eventi, ore. Il video Maria Zambrano Station, la cui prima proiezione è avvenuta in occasione del Forfest, Festival di Musica e Arti Contemporanee, presso la Artus Galerie di Kromeriz (Rep.Ceca), nasce da una serie di fogli cm 21 x cm29, lavorati a inchiostri e cere dedicati al pensiero della filosofa spagnola Maria Zambrano (Vélez-Malaga, 1904 - Madrid 1991) a cui, attraverso la mia Officina Patosq, ho dedicato diversi lavori continuando il progetto Calligrafia senza scrittura.Dalla stazione si può solo partire. Da questo crocevia, da questo luogo di luoghi, gli arrivi sono sospesi e il blocco inizia a disnucleare gli abitanti. Si può arrivare in città a piedi, in macchina, aereo, per via di mare ma nella stazione ferroviaria non arrivano più treni. Anche gli arrivi negli aeroporti, nei porti, per le vie di terra si diradano. La città non è più stabile, i marciapiedi, le strade cominciano a sembrare cammelli. Crepe e dossi impediscono agli abitanti di camminare agevolmente, il senso del suolo assume modi inusuali. Gli edifici cominciano a inclinarsi. Una forza sale dalla terra, la frequenza del duende non riesce più a essere imbrigliata. La terra vuole respirare e lentamente scardina l’asfalto e le lastre orizzontali che la legano, gli abitanti riescono a camminare come se stessero cadendo. E’ diventata questa la loro andatura naturale, cadere è normale, fa parte del cammino. I passi si adattano alle fratture, ai dislivelli che si sono creati. C’è frenesia nella vita della città, molti vogliono partire, lasciano senza astio. Guardano indietro, non andranno altrove, si ritrovano per fuggire perché le sue strade, i suoi marciapiedi sono resi scivolosi e tremanti dall’ingorgo di esperienze, storie che quella città non riesce a sopportare più. La città è crepata come conseguenza dei suoi vissuti, non c’è tristezza né disagio ma commiato. Gli abitanti della città qariss’ita (la nuova lingua di cui avrebbero bisogno per salvarla) non possono adattarsi ad altre, né formarne. L’esperienza della vita in quella condizione non dà abilità per altre fondazioni che non siano le stesse per le quali è nata. Alcuni formano ambienti in altri luoghi come spazi di passaggio, più accoglienti, accordando i loro attimi in passi più liberi. La gioia dell’abbandono è un balsamo per la partenza e ne sono consapevoli. Vanno via felici. La stazione ha inglobato la città. Ho compiuto studi filosofici ed artistici. Ho studiato Estetica a Firenze con Ermanno Migliorini. Faccio parte dell’Uvuo-Unione degli artisti della regione boema. Il mio lavoro consiste soprattutto nel trovare calligrafie senza scritture attraverso cammini, fogli, inchiostri, squarci, performance, video, ciò che mi viene incontro.