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OPERA IN CONCORSO  Sezione Fotografia

Marcello Franchin | Acquatica - Studio 1
vedi ad alta risoluzione

Acquatica - Studio 1
fotografia digitale, pannello betafix
100x50

Marcello Franchin

nato/a a Cologna Veneta (VR)

residenza di lavoro/studio: Martignacco (ITALIA)

iscritto/a dal 08 gen 2014

http://www.marcellofranchin.altervista.org/

Altre opere

Marcello Franchin | Acquatica - Studio 2

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Acquatica - Studio 2
fotografia digitale, pannello betafix
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Marcello Franchin | Acquatica - Studio 3

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Acquatica - Studio 3
fotografia digitale, pannello betafix
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Marcello Franchin | Acquatica - Studio 4

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Acquatica - Studio 4
fotografia digitale, pannello betafix
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Descrizione Opera / Biografia


Nato a Cologna Veneta (VR) nel 1973, Marcello Franchin vive a Martignacco (UD).
Fotografa per passione e molto spesso per una necessità personale ed intima di esprimersi.
La fotografia per lui è lo strumento attraverso il quale cerca di rappresentare la realtà o frammenti di essa così come da lui percepita, sentita ed interpretata nella sua essenzialità; è un mezzo attraverso il quale stimolare l’osservatore, lui compreso, ai sentimenti e richiamarlo alla vita emozionale.
Nella sua fotografia predilige la ricerca della suggestione; suscitare uno stato d’animo, piuttosto che descrivere meramente un paesaggio.
La fotografia da lui realizzata dev’essere espressione di ciò che sente quando osserva, una sorta di paesaggio interiore.
Ha ricevuto riconoscimenti all’IPA International Photography Award 2013 – Los Angeles, all’International Fine Art Photography Awards 2013 – Parigi , al PX3 2013 – Prix de la Photographie- Parigi ed al OneEyelandPhotography Awards 2012 – New Delhi.
Nel 2013 pubblica il suo primo libro “Introspezioni Marine – Osservazioni e Sperimentazioni lungo la costa del Friuli Venezia Giulia” (Gaspari Editore).
Serie “Acquatica” (concettualità):
“Quel che entra nella nostra vita sotto forma di accadimento o di pensiero, immagine o parola rimane intrappolato dentro.
Ogni rumore ogni colore ogni soffio di vento, per quanto lieve, attraversa i nostri sensi e diventa nascosta ragione delle nostre azioni dei nostri pensieri.
Quello che viene vissuto, nel corso di infiniti giorni, non viene dimenticato per sempre.
Tutto si mescola in un impasto da cui, senza saperlo, attingiamo il senso della sofferenza o della gioia di vivere.
Il nostro io non vive solo la propria esperienza, non si nutre soltanto di sé ma partecipa delle esistenze trascorse e spente, sospese dentro le nostre cellule ed è lì che, a volte, le sentiamo vivere ancora.
La nostra memoria non è un serbatoio di poche cose e di poca vita, ma è la memoria del mondo.
Così gli elementi che hanno costituito il nostro tempo primo, il tessuto connettivo dei singoli giorni, tornano a volte in superficie.
Non è una casualità se alcuni eventi, sotto forma di rumori, di immagini o di pensieri riportano in luce questi elementi ancestrali, incatenando con forza i nostri sentimenti.
Il suono monotono e uniforme, che lo scorrere dell’acqua ripete sempre uguale, affascina e - chissà perché - ci consola.
Torniamo a vivere una corrispondenza intima, antichissima, più vecchia di noi, perché quel suono sempre uguale appartiene da sempre alla nostra specie.
Non è un’esperienza usuale e ripetitiva: risuona ogni volta profondamente nelle cavità del nostro sentirsi al mondo.
E’ una nenia antica che ci ha cullati fin dai tempi dell’infanzia.
E parla una lingua religiosa, che racconta di miti di incanti di origini acquose e lontanissime, quando le parole degli uomini e delle donne erano racchiuse e inespresse dentro la bocca del mondo.
E quest’acqua che scorre, baciando con le sue labbra gelide, rigenera ancora una volta la nostra umanità che ha bisogno di parole amorose, finalmente espresse, ma dette quasi in silenzio”. (G. Palmisano)