Premio Combat Prize

Riccardo Lizio - Premio Combat Prize

OPERA IN CONCORSO | Sezione Pittura

 | Caprice

Caprice
acrilico (mix media), tela
122 x 102

Riccardo Lizio

nato/a a Livorno
residenza di lavoro/studio: Livorno, ITALIA


iscritto/a dal 13 apr 2019

http://www.riccardolizio.it


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acrilico (mix media), cartoncino
103 x 77

Descrizione Opera / Biografia


L’esperienza sensibile e sensitiva del fare.
All’origine delle creazioni artistiche di Riccardo Lizio c’è una sana formazione artigianale risalente alla sua adolescenza, quando, offrendosi di aiutare il nonno falegname parzialmente inabilitato per motivi di salute, si innamora della lavorazione del legno e della pittura. Ancor oggi, sempre dedito ad un rituale quotidiano nel suo studio, costantemente alle prese con la sua attitudine alla manualità e alla plasticità, non disconosce quella pratica artigianale propria di un mestiere antico,tutt’altro, se ne fa quasi orgogliosamente vanto. Quale sia la sottile linea di confine che separa l’artigianato dall’arte, è questione atavica, ma due cose sentiamo di poter affermare con certezza: la prima è che ogni arte non può, in certa misura, non iniziare come artigianato; la seconda è che Lizio ormai da tempo ha saputo trascendere dall’esercizio artigianale, acquisendo la libertà ed il talento di esprimere sé stesso come ”artista”, senza con questo perdere la consapevolezza che l’opera d’arte destinata al mercato, seppur pezzo unico scaturito da genuina ispirazione, deve anche sapersi inserire in un contesto abitativo, integrandosi e coordinandosi con gli arredi. Abbandonandosi a una gestualità ampia che sembra casuale, ma che invece non può che essere guidata dai fili dell’inconscio, l’artista si cimenta con tecnica mista in singolari elaborazioni polimateriche che si caratterizzano per la fine sensibilità coloristica e per la studiata intrusione di elementi che applica con la tecnica del decoupage. Sul supporto materico, prediligendo ora la tela ora la tavola, colloca preziose carte di riso, utilizzate in funzione della loro diversa consistenza tattile e per la reattività all’intervento di strappo, sovrapposizione e inserimento segnico e cromatico; con l’inclusione di vere foglie secche, che in autunno, in base all’esposizione solare, assumono colorazioni che virano dal giallo al bordeaux, riesce a regalare sfumature cromatiche cariche di suggestione. Abbracciando una tecnica che alla brillantezza e agli spessori della pittura ad olio preferisce quella pigmentazione opaca che è propria dell’acrilico, Lizio utilizza nel proprio lavoro prevalentemente colori di richiamo naturalistico,gli arancioni, gli azzurri, i verdi e i gialli nelle loro varie tonalità, e sovente il rilievo materico e’ esaltato dall’accensione cromatica, quasi a voler dire che forse la gente ha troppi muri bianchi, sia in casa che dentro di sé. Non sfugge come la sorgente da cui scaturisce l’ispirazione dell’artista sia il paesaggio, ma la sua rappresentazione è quasi sempre trasfigurata in senso tendenzialmente informale a favore della gestualità pittorica e della matericità, sacrificando la rappresentazione verosimile del mondo esterno all’esigenza di sperimentare nuove e libere soluzioni espressive. Ed, in effetti, l’arte di Lizio pare muoversi sul crinale tra astrazione e figurazione, quà rivelando la preesistenza di elementi figurativi, seppur rarefatti nella loro essenzialità, là assumendo la realtà esterna come mero spunto iniziale a partire dal quale sviluppare un’operazione di progressivo trapasso nell’astrazione. E’ interessante, poi, rilevare che spesso lo spazio dell’immagine si espande con effetto vagamente tendente alla tridimensionalità, grazie al ricercato ed originale uso di materiali che acquisiscono un notevole movimento compositivo, instaurando una dialettica di tipo tattile. Resta da osservare che nel percorso artistico di Riccardo Lizio, che è ben lungi dall’essersi esaurito, si sta delineando col tempo una matrice via via più libera e sciolta, che già oggi gli ha consentito di approdare ad una tecnica e ad un linguaggio, indubbiamente ancor perfettibili, ma sicuramente genuini, personali e riconoscibili. Su tutto, il gesto della mano, il senso della natura e della materia che si radicano nell’esperienza sensibile e sensitiva del fare. Stefano Barbieri (Victoria Art Promotion)