OPERA IN CONCORSO | Sezione Fotografia

 | Menopausa

Menopausa
dibond
120x180

Monica Marioni

nato/a a Conegliano
residenza di lavoro/studio: Dueville, ITALIA


iscritto/a dal 29 apr 2024

http://www.monicamarioni.com


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Descrizione Opera / Biografia


MENOPAUSA - ovvero come l’evoluzione fa tornare bambina - tecnica mista su metallo -120X180cm - 2023
Quest’opera fa parte del progetto #lasciamiandare, che è il mio viaggio nelle relazioni tossiche: questi lavori danno forma al dolore, alla paura, all’ansia propri di quelle situazioni, ma anche alle vibrazioni positive che provengono dalla rinascita dopo quelle esperienze, quel lungo percorso di ritorno alla vita che MENOPAUSA rappresenta. Nel nome anche il riferimento alla fase di vita che da molte donne è vista negativamente, ma da chi ha avuto certe esperienze viene spesso vissuta come una metamorfosi di liberazione.
Note biografiche
Monica Marioni nasce a Conegliano Veneto (TV) nel 1972, ma si trasferisce giovanissima nel vicentino dove tuttora vive alcuni mesi all’anno. Nel suo percorso formativo si riveleranno fondamentali la laurea in scienze statistiche e gli anni passati all’interno di un grande gruppo industriale, più dell’ esperienza dell’istituto d’arte. Artista multidisciplinare, Marioni considera i media come pennelli diversi, ognuno adatto a veicolare ora una tematica o sfumatura, ora un’altra. Marioni fa dell’arte una professione a seguito dell’incontro con Antonina Zaru, gallerista, mecenate, già amica e complice di artisti di fama internazionale come come Nam June Paik, Luca Pignatelli, Giovanni Frangi, Velasco, Salvatore Garau. E’ lei a riconoscere per prima il potenziale di Monica, spingendola a muovere i primi passi partendo da Napoli, con una collettiva a palazzo Crispi. La collaborazione pluriennale culmina con l’invito a realizzare un’opera monumentale nell’ambito di un evento collaterale alla 53esima Biennale D’Arte di Venezia, la porta a realizzare ”Ego”, installazione e videoarte unite in un unico lavoro. Nel muoversi dall’astrattismo verso la figurazione, e dal quadro alle altre forme artistiche, approda alla ”pittura digitale”, slancio verso la perfezione dell’immagine digitale espressa nel progetto «Ninfe», presentato a Vicenza per iniziativa della Fondazione Vignato per l’Arte, e in IO SONO, allestito a Milano presso Fondazione Stelline, con la curatela di Oliver Orest Tschirky, nell’ambito del quale riflette per la prima volta sulla performance ospitando il danzatore Butoh tedesco Imre Thormann. Con REBUS del 2013 torna al materico in tecnica mista per dare corpo ad una narrazione eterea ed enigmatica, preludio alla iconicità delle successive opere di FAME!, progetto che ha trovato origine nell’ambito di EXPO 2015 – Feed the planet ma presto svincolatosi per raccontare tutte le «fami» proprie dell’individuo contemporaneo, attraverso la compresenza di quadri, foto, installazioni e momenti performativi. Nell’ambito dell’allestimento napoletano al PAN di FAME! inizia la collaborazione con la curatrice Maria Savarese attraverso il progetto filmico LE UMANE PAURE: A partire da una serie di performances dell’artista il regista Nicolangelo Gelormini ha girato un film d’arte di 14 minuti. L’artista si è fatta attrice ed interprete di sè stessa, in un approfondimento catartico del proprio mondo raccontato dalla visione esterna di Gelormini che ha restituito una prospettiva nuova per la sua arte. L’innovazione intrinseca a questo approccio pone LE UMANE PAURE a mezzo tra la narratività filmica e la surrealtà artistica, lontano tanto dalla forma documentaristica con la quale solitamente il cinema racconta l’arte, quanto dall’assenza di filo narrativo tipica di molta produzione videoartistica.
HOTEL MO.MA., presentato nel Febbraio 2019 a Vicenza, ha segnato un avvicinamento deciso verso un’arte più minimale e concettuale, fatta più di installazioni e momenti performativi piuttosto che opere pittoriche, legata a stretto filo ad una figura fondamentale dell’architettura italiana quale Carlo Scarpa.
L’ultimo progetto in ordine di tempo è #lasciamiandare, (2021) nel quale l’unione di videoperformances ed installazioni è volta alla costruzione di un’esperienza emotiva che avvicini alla consapevolezza della tossicità di molti rapporti relazionali.