Premio Combat Prize

mirco is dead - Premio Combat Prize

OPERA IN CONCORSO | Sezione Pittura

 | Il ”Cavaliere” oscuro

Il ”Cavaliere” oscuro
olio, tela
120x100

mirco is dead

nato/a a Bologna
residenza di lavoro/studio: Bologna, ITALIA


iscritto/a dal 22 mar 2019


Under 35

http://www.mircocampioni.it


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80x80

Descrizione Opera / Biografia


Il malvagio perde le sue connotazioni negative e indossa i panni di un super eroe moderno, gli onesti sono privati dei propri caratteri positivi, per assumere un aspetto mostruoso e grottesco. Un gioco di apparenze e di maschere, metafora del mondo e dell’uomo che ha sovente il vizio di nascondere la sua vera essenza dietro ad un abito falsato.
Classe 1985 nasce a Bologna, dove sente di dover coltivare questi suoi talenti nel campo dell’arte, seguendo gli studi artistici, e misurandosi con l’istituzione artistica tra concorsi e kermesse in varie realtà della penisola. Ma è con la maturità, con la fine degli studi, con il tempo delle responsabilità che ha inzio la sua riflessione su ciò che gli stava accadendo intorno. Ed è a questo punto che inzia la sua ribellione, la sua liberazione.
Decide così di eleggere a suo baluardo la pittura, guidato solo ed esclusivamente da quell’idea in testa, senza voler emulare nulla, senza rifarsi a nulla, ma solo dando libero sfogo al suo talento e al suo pensiero.
Una pittura influenzata dall’iperrealismo che corre dai maestri del Rinascimento e del Classicismo alla cultura POP dei Warhol o dei Man Ray, stesa con meticolosa e scrupolosa maestria pittorica il più delle volte su tele di grandi dimensioni, a gridare una volontà di essere nel proprio tempo e affermare con decisione il proprio credo.
Per questo scava nel suo passato, nella sua infanzia, ma anche nei suoi studi, in tutti quelli che sono stati i suoi modelli e i suoi miti, dai fumetti alle icone del cinema americano, dai capolavori dell’arte alla letteratura contemporanea.
Fra tutti questi quello che più lo affascina è lo Stormtrooper dalla celebre saga di STAR WARS di Lucas, forse perchè è il meno caratterizzato, forse perchè è il replicante simbolo del nostro tempo, forse perchè gli somiglia.
E così lo ritrae più e più volte, persino ritraendoselo su un proprio avambraccio, sino a renderlo il suo personaggio più rappresentato e decide di affidargli un messaggio, il suo messaggio, un messaggio di ribellione e di riscossa dall’anonimato e dalla mediocrità. Decide così di affidare allo Stormtrooper il compito di simboleggiare l’uomo, l’umanità, e concretizzare in lui quella riscossa e quella nobilitazione che tanto inseguiamo nelle battaglie della vita quotidiana.
Nelle sue tele infatti lo stormtrooper ha la meglio sui suoi oppressori, si prende rivincite inaspettate e soprattutto dismette i panni del semplice soldato per essere avvicinato ed innalzato ai grandi modelli della pittura del passato, sino a trovarlo con il canestro di memoria caravaggesca o recidere il capo dell’Oloferne gentilesco. Il replicante che ha la sua rivincita e finalmente gode gli onori dell’altare è la speranza che vince l’oblio, la fiducia e la consapevolezza nei mezzi e nella storia del genere umano, la vittoria della vita sulla morte.
Un nuovo umanesimo, che come cinque secoli fa trova il suo manifesto nella statua dello Stormtrooper che denudato della sua uniforme, mostra fiero il corpo energico del David michelangiolesco, pronto alla sua prossima sfida.
Nell’era dell’istant messaging e dell’etica globale, lui si erge ad alfiere del genere umano quasi a ricordare a chiunque lo guardi il monito dell’Ulisse dantesco ”fatti non foste a viver come bruti!”