OPERA IN CONCORSO | Sezione Pittura

 | CHAIR / MAN : NOW.HERE ME #51

CHAIR / MAN : NOW.HERE ME #51
acrilico, tela
150 x 100

GIOVANNI TRIMANI

nato/a a ROMA
residenza di lavoro/studio: ROMA, ITALIA


iscritto/a dal 30 mag 2020

http://www.giovannitrimani.it/


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acrilico, tela
50 x 50

Descrizione Opera / Biografia


Nowhere Me. Now. Here. Me.
L’individuo è sempre alla ricerca di una sua dimensione, un suo posto nel mondo; e se per questa coraggiosa ricerca egli utilizzasse ottiche e prospettive diverse? “Osate cambiare, trovate nuove strade!” esclamava ai suoi alunni il prof. John Keating, alias Robin Williams, nel celebre film l’Attimo fuggente del 1989.
Nowhere Me. Now. Here. Me. fa riferimento a quel percorso del proprio Io, particolare ed universale, quel porto a cui si approda e da cui si riparte continuamente per affrontare le avventure col mondo esterno. É un progetto, quello di Giovanni Trimani, che intende raccontare la varietà di equilibri tra ego e alter ego, in un eterno incontro-scontro tra realtà e immaginazione, in cui non mancano certamente i temi iconici della sedia e della sagoma umana, ricorrenti nelle sue sperimentazioni. L’ombra di se stessi sembra quasi essere misura e maschera del nostro coraggio; il coraggio di chi vuole mettersi sempre in gioco, confrontarsi con se stesso e con gli altri. Una sagoma, dunque, che è la traccia, il percorso sempre inedito di qualcuno che prova ad essere qualcosa di meglio, di più; allora accade spesso che dilatiamo l’Io nelle nostre stanze, nello stretto abitacolo esistenziale del reale, oppure ci sentiamo impotenti e piccoli in luoghi di sconfinata vastità, dalle capillari vie labirintiche. In ogni caso la nostra coscienza può guidarci verso positive aperture, strade alternative e nuovi orizzonti dell’Io. Trimani, ancora una volta, adotta il metro tragicomico nelle circostanze esistenziali, ponendo l’attenzione sui profili dell’uomo, in improbabili, grottesche, circostanze spaziali, piene di colori e contaminazioni stilistiche, che, tratte dal passato, si proiettano nel futuro, sempre più descritte in curiose altalene tra l’esserci e il non esserci.
Giorgio Vulcano