OPERA IN CONCORSO | Sezione Scultura/Installazione

 | MONUMENTO

MONUMENTO
tecnica mista, legno riciclato/recuperato
195x45x30 cm.

Enza Monetti

nato/a a Napoli
residenza di lavoro/studio: Napoli, ITALIA


iscritto/a dal 02 apr 2023

http://www.enzamonetti.it


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Descrizione Opera / Biografia


Un albero si erge su un basamento che lo innalza a testimonianza della rivoluzione dei processi geomorfologici dei paesaggi.
Solo, sul suo altare, nel ruvido silenzio del vuoto, come un eroe pronto ad attivare sostegno, come un combattente solerte alla difesa, un busto lasciato a testimonianza alla posterità, vigila il ricordo della sua fama consacrata e intangibile. L’eco della sua poderosa essenza è documento di potenza generatrice, insita in ogni specie vivente, a ricordare la legge naturale del suo corso. E’ il monumento al super genio in contatto ancestrale con l’arte e con l’oltre, pronto ad attivare sostegno morale e sociale, ad onorare imperitura e considerazione di quanto necessita all’umano per vivere. Inquietante e rassicurante nella strategia di progetto sostenibile, non si stanca di oscillare e non cadere, di collegare e incorporare, di riportare pace tra le persone e l’ambiente che le circonda, riconnettendo l’essere umano con il mondo naturale.
Il progetto dal titolo MONUMENTO è realizzato in legno recuperato e dipinto con una tinta che riporta l’immaginario collettivo all’aria, acqua, ossigeno, alla speranza via mare, alla promessa di paradiso, all’infinito pensare che esistano sempre nuovi progetti di vita.
Enza Monetti, artista indipendente, autodidatta, vive a Napoli, Italia. La natura è il cuore della sua ricerca dove arte, ambiente e vita convergono dialetticamente sul filo pungente di un fare preciso, diretto e sempre in bilico fra transitorietà ed inquietudine. Indaga il simbolo universale dell’albero pensato con un sistema capovolto, ove la chioma e le radici sono rotate, le ultime verso l’alto quasi a collegarsi con l’universo e, nella parte bassa, una curva oscillatoria ricorda un ipnotico, mantrico, movimento perpetuo, quasi una culla consolatoria atta a condurre a riflessione profonda, ricerca di equilibrio e pace interiore, ciò a cui ambisce l’uomo nella ricerca perenne del suo essere. L’albero senza radici e vincoli, generando immaginaria rotazione su se stesso, come le sue spore, è libero di andare. Un seme inviato nello spazio, in assenza di gravità, ruota su se stesso in cerca di possibilità di sopravvivenza, una luce, un suono, un aroma. L’albero ondivago, per la sua visionaria proprietà di movimento, è associato al comportamento di un seme nello spazio. La Volffia Globosa è la pianta in fiore più piccola al mondo, un semino visibile al microscopio, le sue peculiari caratteristiche l’hanno candidata, insieme ad altri vegetali, alla sperimentazione nella stazione spaziale della NASA in un programma finanziato da ESA. La Volffia Globosa è stata inserita dall’artista Enza Monetti nella mostra Mille Miliardi di Alberi tenutasi presso il Complesso Monumentale di San Domenico Maggiore a Napoli nel 2022.
I suoi progetti sempre di carattere sociale, muovono instancabilmente a riflessioni, spiritualità, consapevolezza; da Ri/Generarsi a cura di Barbara Martusciello presso Saib S.p.a. azienda leader nella raccolta e trasformazione di legnami a fine vita (rigenera 480.000 tonnellate di legno vecchio) 2020; a Swinging con testi di Adriana Rispoli, tra etica, morale e smarrimento dell’uomo contemporaneo, ma sempre ipotizzando nuovi progetti di vita futura. E’ presente nelle collezioni di arte contemporanea del Museo Madre Napoli; nella collezione di Maria Pia Incutti della Fondazione Plart; della Fondazione Banco di Napoli; è nell’Atlante dell’Arte Contemporanea a Napoli e Campania 1966/2016 di Vincenzo Trione e Museo Madre, Fondazione Donnaregina per le Arti Contemporanee 2017; nel libro 31 Artists self-portraits/Living in Napoli di Loredana Troise, Rogiosi ediz 2020 ; nel volume San Gennaro Devozione e Culto Popolare a Napoli e nel Mondo, (volume a corredo della richiesta all’Unesco per San Gennaro Patrimonio Immateriale dell’Umanità) Elio De Rosa ediz 2022; e nelle mostre, per citarne alcune, Passione Bi-polare dell’Accademia Albertina di Torino presso la Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia (2019); Nutrimento Custodia Conoscenza di sé MoMu Isernia 2019; Per_formare una collezione Museo Madre a cura di Andrea Viliani e Silvia Salvati (2018); La Rosa dei 20/projectlab a cura di Guglielmo Gigliotti e L. Troise Museo Nitsch 2017; Fake 2010; Mater Insula a cura di Massimo Bignardi (2002); ha partecipato a numerosi contests puntando il dito sulle energie rinnovabili In The Wind clear energy 2007; percorso iniziato già con Le Tavole Nere 1984; Ritmi Alfa Ritmi 1987, e proseguito con Outrage Noir 1988, Storie 1985; Scene 1986 di Vera Vita Gioia; Sequenze Labili 1997; La Città Ideale a Fiumara Arte di Antonio Presti 1995; If I don’t have you, Art Hotel Sorrento 2015; Mangiare Esser Mangiati 2006; Rosso Carne 2004; ha rappresentato la Regione Campania a Bruxelles 2003; Tente artististes dans le rue Francia 1989; Immaginaria ’94 gruppo Rinascente; Trevi Flash Art Museum 2003; I mezzi di Comunic. le Telecomunicazioni, francobollo emesso dal Poligrafico e Zecca dello Stato, Roma 1986