OPERA IN CONCORSO | Sezione Video

 | Catarsi Crisadelica

Catarsi Crisadelica

08:22

Eleonora Gugliotta

nato/a a Patti (ME)
residenza di lavoro/studio: Milano, ITALIA


iscritto/a dal 09 mag 2020


Under 35

https://www.eleonoragugliotta.com/


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 | Progetto Performance ”Catarsi Crisadelica” - Eleonora Gugliotta

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 | Proiezione Crisadelica - Performance

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 | Visione Olometabolica - Opera interattiva / Ambiente sensibile

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Descrizione Opera / Biografia


Catarsi sotto forma di “performance”
In questo progetto performativo la performer e autrice interiorizza il paradosso dell’esistenza umana che viene personificata attraverso un parallelismo tra vita umana ed animale.
Il legame tra la performance e la natura, tra l’uomo istintivo o primitivo e l’uomo razionale ed evoluto è in qualche modo rispondente a quanto questo Bacone dice sul conto della natura, stando dalla parte delle api.
Esistono varie fasi evolutive della vita di un insetto e quella dei Lepidotteri (gli insetti caratterizzati dalle ali), ha un complesso ciclo evolutivo che racchiude paradigmi universali. Nei cicli evolutivi dei lepidotteri abbiamo: la formazione della Crisalide che si genera intorno all’embrione o alla larva e la seconda fase, che è appunto quella stigmatizzata dal distacco da questa muta ninfale (Distacco dall’Imago), per consentire quindi la nascita, o meglio la ri-nascita dell’essere, viene così paragonato l’uomo a una sorta di germoglio sofferto e complesso per formarsi nella sua “ultima forma”.
Dopo la rappresentazione e interpretazione di questo processo, ad un certo punto della performance, avviene una sorta di interruzione drastica, attraverso un cambio di luci: il “ritorno” alla realtà. Questo elemento di disturbo si mostra come arresto del fluire narrativo di un racconto che, quanto meno in principio (e nel richiamo sotteso a specifica fenomenologia darwiniana) pareva essersi portato ad un epilogo “felice”; questo cambio di scena spiazzante, seppur continuativo e senza alcun reale cambio di ambientazione, mira a lasciare nel fruitore un sentimento di spaesamento e interrogazione sulla natura della stessa trasformazione o mutazione in atto e dunque sulla identità e sulla stessa natura dell’uomo.
Vien facile riflettere anche intorno al concetto di “tana” - per citare Majakovskij: “dove ci si è apprestata una tana”-, oltre al travestimento o vestimento, costituito dopo una certa data storica dall’abito mondano, tutti elementi indiziari utili a riconoscere la più e meno consapevole ripresa di una metafora famosissima di Friedrich Nice in Zarathustra, laddove il protagonista esce dalla caverna e scende dalla montagna in mezzo agli uomini.
Appare necessario, nella vita di un artista, ma anche in quella di tutti gli altri, guardare al mondo senza il trascinamento delle ancore infantili, le restrizioni e i turbamenti consci o inconsci dell’esperienza umana, ma anche, e non per ultimo, eludendo il peso dell’influenza di una società basata sulla finzione mediatica e sulla povertà intellettuale, sul nichilismo e l’incessante esigenza a sopraffarsi. Sviluppando così la capacità di slegare e distinguere ciò che si pone visivamente davanti ai nostri occhi e gli schemi legati ad esso, ciò che si cela ai nostri sguardi e ciò che invece dev’essere ancora rivelato.
Biografia
Eleonora Gugliotta (Capo d’Orlando ME, 1989) è specializzata all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano, vive e lavora a Milano.
Il suo primo orientamento maturo all’arte contemporanea avviene attraverso la fotografia che si mostra per lei come risposta all’esigenza di sperimentare nuovi strumenti e tecniche diversi da quelli pittorici da cui era partita studiando decorazione pittorica.
Le sue produzioni hanno un’impostazione sempre evocativa e spesso ironica; indagano l’interio­rità degli individui, riflettono in particolare sul processo di trasformazione dell’uomo e più nello specifico: la difficoltà di adattamento, la sofferenza per un mancato ricongiungimento con la sua natura, le capacità di osservazione e analisi distorte da schemi mentali e sovrastrutture sociali, anche rispetto alla condizione femminile.
Nei suoi lavori più recenti utilizza parti organiche prodotte e provenienti dal vissuto dell’uomo, elementi di corporeità e oggetti relazionali e di affetto.
In una recente performance vengono utilizzate chewingum masticate per creare delle ironiche micro-sculture modellate e attaccate sotto le sedie di scuola. In altri lavori il pubblico è invitato a interagire con delle superfici ricoperte di peli, capelli briciole e altri microelementi di scarto, come avviene nella sua prima mostra personale nell’Ex Studio di Piero Manzoni a Milano.
Nella produzione dell’artista il fruitore è spesso invitato a relazionarsi intimamente all’opera.
Vi è anche una certa predilezione alla trasformazione degli ambienti stessi. Questo è visibile: negli ambienti sensibili al movimento, in cui vengono innescati cambi di luce (luce calda – luce wood) per alterare l’aspetto dell’oggetto e la percezione che se ne ha, oppure nella performance ‘Catarsi Crisadelica’ che riflette sulla metamorfica evoluzione umana e il camuffamento che ne consegue per adattarsi al mondo, ma forse più di tutti questa propensione alla trasformazione dell’ambientazione è visibile nella serie degli interventi urbani, in cui vengono utilizzati fili di lana colorati per “modificare” e dare una nuova vita ad oggetti e luoghi del passato.