OPERA IN CONCORSO | Sezione Fotografia

 | Immagini Simili - primo studio. Flat, perché un algoritmo elimina l’uomo da una stanza piena di solitudine?

Immagini Simili - primo studio. Flat, perché un algoritmo elimina l’uomo da una stanza piena di solitudine?
fotografia analogica, serie di istantanee (fuji instax square) e stampa ai pigmenti su carta fine art. courtesy galleria add-art, spoleto
87x52 cm

Diego Randazzo

nato/a a Milano
residenza di lavoro/studio: MIlano, ITALIA


iscritto/a dal 30 mag 2020

http://www.diegorandazzo.com


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fotografia analogica, serie di istantanee fuji instax square
43x52 cm

 | Verso Blue Marble (dettaglio opera)

Verso Blue Marble (dettaglio opera)
fotografia analogica, lightbox in legno, pellicola 120 mm
80x10x5 cm

 | Verso Blue Marble (dettaglio opera)

Verso Blue Marble (dettaglio opera)
cianotipia su marmo bianco di carrara, serie di cianotipie su piastrelle di marmo frantumate
dimensioni ambientali

Descrizione Opera / Biografia


’’Nel mio archivio personale ho trovato un’immagine particolarmente evocativa e rappresentativa del momenti di isolamento che abbiamo vissuto. Lo scatto è stato realizzato in una sala del Rockbund Museum di Shangai, durante la mostra “Synchronicity” di Philippe Parreno nel 2017. L’ampia sala immersa nel vuoto, la ragazza in solitudine, la pareti ed i pavimenti protagonisti dello scatto mi hanno convinto che dovevo iniziare da lì. Da questa fotografia ha origine il progetto: partendo da questo scatto ho analizzato quali associazioni poteva fornirmi ‘Google immagini’, attraverso il metodo di ricerca per ‘immagini visivamente simili’. Il risultato è disarmante. Infatti l’algoritmo riconosce solo le pareti vuote e la minima prospettiva del pavimento, facendoli protagonisti di tutti i risultati. La figura femminile non viene riconosciuta da Google, la componente umana è completamente eliminata. Un paradosso tecnologico che fa riflettere. Le fotografie, realizzate ri-fotografando i risultati di google con una camera istantanea, danno vita ad un archivio immaginario di luoghi sconosciuti (perché mai conosciuti di persona) ma nello stesso tempo vicini, perché ci accomunano tutti nella dimensione dello sguardo. La dimensione di chi, costretto tra quattro mura, si sofferma a guardare le geometrie delle piastrelle o una incerta sfumatura di luce che, nonostante tutto, inonda le pareti di casa. In questo progetto mi interessa il dialogo tra l’immagine personale (la foto del mio archivio caricata su google immagini) e le immagini e testi che Google mi propone come simili o correlati. Da questo comportamento del sistema possono nascere decine di riflessioni, ma credo che siano imprescindibili dei concetti chiavi: la solitudine dell’uomo e soprattutto le storture della tecnologia che spesso alimentano e determinano la solitudine dell’uomo. E poi… il senso di vuoto, la pagina bianca, la sintesi e l’annullamento, il principio e la rinascita’’. Diego Randazzo
A cura di Bianca Trevisan
Bio:
Diego Randazzo (Milano 1984) consegue la maturità al Liceo Artistico di Brera e si laurea in Scienze dei Beni Culturali con una tesi in ‘Istituzioni di regia’ presso l’Università degli Studi di Milano. La sua ricerca è un viaggio sinestetico tra tecniche e modalità espressive differenti per tipologia e contesto. Inganno, percezione e rimediazione sono i concetti chiave attorno a cui ruota tutta la poetica dell’artista. Dal 2005 ha partecipato a numerose mostre collettive e personali. Sue opere son presenti in collezioni pubbliche e private. Finalista in svariati premi d’Arte contemporanea (The Gifer Festival, 2 volte finalista al Premio Cramum, segnalato al Combat Prize, Premio Radar Mexico, Arteam Cup) è tra i vincitori del Premio Ora nel 2019. Sempre nel 2019 la sua installazione #Kids entra a far parte della collezione permanente di Casa della Memoria di Milano.