OPERA IN CONCORSO | Sezione Scultura/Installazione

 | Se fossi corpo

Se fossi corpo
ricamo, disegno con macchina da cucire meccanica, bernina 1008 a pedale elettrico, telero/arazzo di canapa, fili di cotone, tempere
hxb 400cmx200cm

Bubilda

nato/a a Ravenna
residenza di lavoro/studio: Ravenna, ITALIA


iscritto/a dal 28 mag 2020

http://fb: lucia bubilda nanni - istagram bubildabubilda


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 | particolare di Se fossi corpo

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 | il mio modo di disegnare

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Descrizione Opera / Biografia


L’arazzo, come si presenta ora, è il risultato di un’ interazione con un bambino di 3 anni a cui ho fornito tempere in barattolo, pennarelli e forbici (aveva la libertà di usare e fare ciò che volesse). L’arazzo è stato steso a terra (poteva camminarci sopra) e installato come fosse il tetto di una capanna: per dare al bambino tutte le possibilità spaziali del telo rispetto al suo corpo. L’arazzo ha coinvolto il lavoro del mio corpo e del corpo di un bambino, nel controllo e nello sforzo di gestire una dimensione più grande del corpo di entrambi (anche per la mia tecnica, il disegno con la macchina da cucire, controllare questa dimensione è una sfida). ”Se fossi corpo” evoca le prove del corpo, la prima fra tutte un tentativo di ricomposizione della dissociazione cartesiana (mente/corpo) nella sfida della cura del corpo; riferimenti alla medicina medievale (sapere pratico e teorico) dove il corpo diviene una mappa di segni e simboli che richiamano una competrazione di mondi allineati (quadro astrale, anatomico, fisiologico, umorale, musicale, religioso) - proprio per questo ho installato l’arazzo sulla soglia (portale) di uno spazio religioso, per riproporre l’armonia di mondi a ”scatola cinese” ( l’arazzo diventa più piccolo in riferimento ad uno spazio che lo racchiude) dove la musica (l’organo) è l’elemento armonico ( la mano di Guido d’ Arezzo e i riferimenti ad Ildegarda di Bingen, armonia musicale e cura del corpo) che nell’ingranaggio meccanicistico medievale segna il punto di contatto e di allineamento - natura/uomo/universo - Lo ”sfregio” (l’azione del bambino sul mio lavoro) segna invece un rapporto diacronico rispetto alla stratificazione del sapere, come atto procedurale dell’agire umano, dove l’esperienza e l’azione equiparano arte e scienza in una costante verifica delle forme, in cui l’istituzionalizzazione dei saperi è preceduta dalla violazione di un divieto (simbolicamente lo sfregio a cui ho sottoposto l’arazzo - sfida e gioco -). Sono laureata in Filosofia (Estetica); vivo e lavoro a Ravenna; da più di 15 anni perlustro le possibilità con una macchina da cucire (studi sugli insetti, sul viso, sul corpo). Non ho frequentato l’Accademia per allineare occhio e mano, ma lo studio di uno scenografo fin da piccola (mio zio).