OPERA IN CONCORSO | Sezione Fotografia

 | Memoria di un naufragio

Memoria di un naufragio
fotografia digitale, stampa fine art, montata su alluminio e plexiglass
100x67cm

Andrea Iran

nato/a a Teheran (Iran)
residenza di lavoro/studio: Modica, ITALIA


iscritto/a dal 30 mag 2020

http://www.iranopolis.com


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Descrizione Opera / Biografia


Memoria di un naufragio
dalla serie ‘Non dare un nome alle tue mappe’
In un silenzio che non è sostanza ma somma delle perturbazioni periodiche del vissuto quotidiano la realtà appare come una scatola in cui riporre tempo e spazio. In cui l’unico vuoto concepibile è materiale poiché è l’unico colmabile.
Eppoi, alcuni guardano altrove. Con lo sguardo superano la montagna e intuiscono ciò che non vedono, né possono toccare.
Si fermano, prendono posto, chiudono gli occhi e in quel mistero si riconoscono.
Si accorgono di un’altra dimensione umana, abbandonano qualunque sistema di misura. Realizzano che il vuoto è un altro, che il silenzio ha a che vedere con l’armonia e che la realtà ha una consistenza eterea.
Così l’uomo si manifesta non come essere finito che controlla, ma come creatura che non ha controllo se non della sua capacità di tendere all’infinito. Lo fa attraverso la speranza, l’illusione, l’immaginazione, lo fa attraverso la propria mente e la propria anima.
E questa dipendenza sa di serenità.
“Il piú solido piacere di questa vita è il piacer vano delle illusioni. Io considero le illusioni come cosa in certo modo reale, stante ch’elle sono ingredienti essenziali del sistema della natura umana, e date dalla natura a tutti quanti gli uomini, in maniera che non è lecito spregiarle come sogni di un solo, ma propri veramente dell’uomo e voluti dalla natura e senza cui la vita nostra sarebbe la piú misera e barbara cosa ec. Onde sono necessari ed entrano sostanzialmente nel composto ed ordine delle cose.”
tratto da ‘Zibaldone di pensieri’ di Giacomo Leopardi
Bio
Vivo tra Milano e la Sicilia e mi occupo di fotografia. Porto avanti laboratori didattici per bambini al cui centro mette occhi, cuore e mani. Tempo, uomo e tassonomia sono al centro della mia ricerca personale.