Artwork description / Biography
THE GOLDEN AGE 2024
La città e l’architettura verticale, dalle prime torri degli anni 30’ ai modernissimi e ultra tecnologici grattacieli da record. Luogo per vivere e impianto per la riorganizzazione della società in costante evoluzione o meccanismo speculativo della finanza internazionale?
Ormai infranti i sogni passati di un progresso legato all’evoluzione e alla crescita della città, pensiero sviluppatosi nell’era industriale di fine ottocento, incalzato dai Futuristi e riprogettato dai razionalisti e visionari dell’architettura sociale. Resta a noi oggi solo i frutti di un falso boom economico, quello del mercato immobiliare, che attraverso l’acquisizione e la successiva vendita di beni immobili con il fine specifico di guadagnare, generando una plusvalenza, tra il costo di acquisto ed il prezzo di vendita, ha lucrato sulle spalle del progresso e dell’integrazione sociale.
Non reggono neppure le giustificazioni pseudo-urbanistiche di risparmio del suolo contro l’espansione a macchia d’olio della città, anche perché questi mostri sacri in generale non risolvono il problema di dare una casa alle masse dei diseredati, riconsolidando i rapporti sociali interni al luogo città. Accolgono invece uffici di rappresentanza o case per ricchi esibizionisti. Da sempre l’architettura è un mass-media del potere, dunque segue le stesse leggi. Un potere arrogante che vuole influenzare i media e incutere riverenza e timore non può che aspirare e stupire con la sfida tecnologica fregandosene del benessere dell’abitante.
E qui che l’ironia avanza sulle parole di Ovidio che nelle sue Metamorfosi ci racconta di un Età dell’oro, dove “… spontaneamente, senza bisogno di giustizieri, senza bisogni di leggi, si onorava la lealtà e la rettitudine”, così ci viene venduta ora il luogo città e la sua vertiginosa crescita urbana.
Nell’opera la frase si staglia su un rettangolo metallico d’oro a specchio, gold luccicante, immagine di purezza d’animo quanto è pura la materia oro. Posto al centro dell’area un pezzo di putrella in ferro, elemento primario per la costruzione della nuova architettura, quella creata con lo sviluppo ingegneristico e industriale del secondo ottocento. Questa affascinate forma ad H crea in se un luogo dove una serie forme in metallo, tornite meccanicamente da barre piene di metallo, suggeriscono lo skyline di una megalopoli che potrebbe essere Dubai, Hong Kong, Londra oppure Milano. Lucide e perfette, come dei grattacieli appena realizzati di una futuristica città, hanno in loro non solo il valore estetico ma anche monetario. Infatti è sul mercato internazionale dei metalli che si muove il primo registro del potere che arriva, attraverso speculazioni e giochi di compravendita, a essere merce preziosa. I metalli però hanno anche un forte valore alchemico e chimico. I piccoli grattacieli sono realizzati in rame, ottone, bronzo e alluminio. E qui ritornano i racconti di Ovidio già aveva titolato le ere della nostra società agli albori utilizzando i metalli come allegoria dei valori che l’uomo, nell’evoluzione della sua struttura sociale e dei progetti per la collettività. Dall’era dell’oro a quella del ferro, ovvero, dopo la purezza di pensiero e il valore della “bellezza” si arrivò solo alla guerra e all’impulso di prevaricazione e potere.
Nadia Galbiati nasce nel 1975 nell’hinterland milanese, dove vive e dove ha creato il suo laboratorio. Diplomata in Scultura all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano nel 1999. In continuo approfondimento sui linguaggi del contemporaneo attraverso corsi e workshop, dal 1998 con E.Mattiacci ai più recenti con U. La Pietra e P. Icaro. Alcune esperienze di scambio la portano in Polonia, nel 2007 è ospite dell’Academy of Fine Arts a .ód. per la realizzazione di un progetto di grafica e installazione, così come nel 2008 è Artist in residence al Kuzukubo Art Camp, Fujimi, Giappone.In curriculum fiere, mostre personali e collettive. Dalla recente personale Blue Sky alla galleria Villa contemporanea di Monza, Shock in my Town da Eroici furori di Milano come la doppia personale Wide Angle a Berlino da Luisa Catucci Gallery alle collettive internazionale come la Ostrale Biennale 021 a Dresda. Collabora con brand di design italiani, espone nello show room e nello stand di DESALTO in occasione della presentazione al Salone del Mobile 2022 della nuova collezione di arredi d’interni, progetto Studio M.G. Zecca. Sul territorio nazionale, citando le più recenti collettive, Orthogonal Landscape da Manuel Zoia Gallery - Milano, Connessioni interrotte - forme d’arte in dialogo con la natura ai giardini delle Serre della Villa Reale - Monza, Un quarto di cuore - La scultura e Ravvicinati Incontri. Collettiva itinerante 7 L’arte interpreta i sette vizi capitali al Centro per l’arte contemporanea, Rocca di Umbertide (PG) nel 2023 e nel 2021 al Monastero della Misericordia di Missaglia (LC).