OPERA IN CONCORSO | Sezione Pittura

 | Honey Boxes. Panel #22.21

Honey Boxes. Panel #22.21
paraffina, cera d’api, colori ad olio (2021), tavola
110x81x5cm

Cescon Stefano

nato/a a Pordenone
residenza di lavoro/studio: Venezia, ITALIA


iscritto/a dal 30 apr 2021


Under 35

http://www.stefanocescon.it


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 | Veduta installativa della collettiva ”Preferirei di no”. Fondazione Bevilacqua La Masa. Galleria di Piazza S. Marco, Venezia.

Veduta installativa della collettiva ”Preferirei di no”. Fondazione Bevilacqua La Masa. Galleria di Piazza S. Marco, Venezia.
paraffina, cera d’api, colori ad olio (2021), tavola
110x81x5cm (x2)

Descrizione Opera / Biografia


Le cose che crescono in modo naturale, che si tratti di città o singole case, possiedono una qualità frattale.
Come tutto ciò che è vivo, tutti gli organismi, dai polmoni agli alberi, si sviluppano secondo una qualche forma di casualità autoguidata ma addomesticata.
Ciò che è frattale comporta sia un aspetto frastagliato sia una forma di autosomiglianza: per esempio, gli alberi crescono con rami che paiono alberelli, e rametti sempre più piccoli che sembrano una versione leggermente diversa, ma comunque riconoscibile, dell’intero.
Questi frattali favoriscono una ricchezza di dettagli, basata su un numero minimo di regole di ripetizione di schemi annidati l’uno dentro l’altro.
I frattali possiedono una sorta di irregolarità, che però nella sua pazzia ha del metodo. Tutto in natura è frattale, frastagliato e ricco di dettagli, ma dotato di uno schema. Ciò che è liscio, al confronto, appartiene alla classe di oggetti della geometria Euclidea che studiamo a scuola, forme semplificate che perdono questo bagaglio di ricchezza.
(N. N. Taleb)
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Questa ricerca nasce da una riflessione iniziale tra l’esperienza pittorica e quella virtuale vissuta comunemente nei canali social, ogni tipo di interazione genera un linguaggio che segna una chiara estetica. Questo parallelismo pone il focus del lavoro: sfruttare un processo tecnico o regole che segnano una grammatica pittorica specifica. La pittura qui lascia certe possibilità per accedere ad altre: l’equilibrio tra il dato umano e tecnico, cera d’api e paraffina, diventa la strada per un dialogo tra aspetti complementari. Dalle vetrine digitali provengono gli input visivi che nel tempo si sedimentano all’interno della memoria dell’artefice per poi essere tradotti all’interno del processo ottenendo un’espressività che sfugge alle premesse iniziali. Il lato umano può sopravvivere all’interno di un aspetto tecnico senza che quest’ultimo ne mini l’identità fragile e spesso imperfetta.
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STEFANO CESCON, 1989, Pordenone. Vive a Venezia.
Attua una ricerca basata sulle potenzialità intrinseche della paraffina e cera d’api, porta la sua esperienza pittorica all’interno di un’arte processuale dove la rarefazione e le scansioni del materiale richiamano le sedimentazioni calcaree di lastre lapidee. Finalista di diversi premi, si ricordano le partecipazioni al Premio Francesco Fabbri (2015), PNA¬ e Arteam Cup (2019).