Descrizione Opera / Biografia
Ceci est une Camera ha molti strati, sia fisici che di lettura.
Dietro al pannello di plexiglas serigrafato con l’immagine di una fotocamera, celato da una pellicola riflettente a specchio, si nasconde un piccolo modulo fotocamera connesso ad un mini-computer, tutto incorporato nello spessore di una normale cornice. Un algoritmo intelligente eseguito sul piccolo computer interno analizza i fotogrammi e cattura automaticamente la faccia degli spettatori, categorizzandoli in base al sesso ed all’umore rilevato. Una volta scattata la foto viene automaticamente trasformata in un NFT e visualizzata su un secondo dispositivo composto da uno schermo ad inchiostro elettronico e posizionato di fianco all’opera principale.
Se il soggetto è facilmente collegabile alla Pop Art, il titolo porta alla mente ”La Trahison des images” di Magritte:
«Chi oserebbe pretendere che l’immagine di una pipa è una pipa? Chi potrebbe fumare la pipa del mio quadro? Nessuno. Quindi, non è una pipa»(cfr. Antonello Negri, René Magritte: il buon senso e il senso delle cose, Mazzotta, 1984, p. 53.).
In questo caso invece, la fotocamera istantanea nel quadro non è più solo una mera rappresentazione, ma diventa l’oggetto stesso e, possibilmente, qualcosa in più. Ha cambiato il suo design ma ha mantenuto tutte le caratteristiche che rendono quella “cosa” una fotocamera. Il concetto prende il sopravvento sulla fisicità, comprimendola in uno spazio di pochi centimetri.
La rappresentazione diventa quindi solo un trucco per nascondere e mascherare il meccanismo intimo dell’oggetto stesso, celarlo allo spettatore. Questo meccanismo non serve per autodistruggere l’opera (Banksy) ma al contrario le per-mette di generare automaticamente qualcosa di nuovo.
L’opera, da osservata, inizia quindi ad osservare e creare a sua volta.