Descrizione Opera / Biografia
L’opera denuncia lo sfruttamento intensivo monocolturale dell’industria e pone attenzione sulle cause della perdita dell’antologico simbolismo di rinascita del mandorlo.
Se da un lato l’abbandono delle tradizionali colture miste mandorli-ulivi in Salento a favore di una monocoltura intensiva di uliveti ha avuto un ruolo fondamentale nel diffondersi dell’epidemia di Xylella fastidiosa, é inoltre vero che le colture rimaste sono spinte a fiorire fuori stagione a causa della tropicalizzazione dovuta al cambiamento climatico, distruggendo il simbolismo plurimillenario che vedeva il mandorlo come emblema di speranza fin dall’antica Grecia, in quanto primo a fiorire in primavera.
L’opera simula il processo di restauro integrativo di un ramo di mandorlo come segno di tutela e cura del mondo naturale che ci circonda e dei suoi equilibri.
Davide Tagliabue
Nato a Monza nel 1988, si laurea in ingegneria edile-architettura al Politecnico di Milano. Dopo aver iniziato la sua pratica artistica con installazioni architettoniche effimere nel paesaggio, si avvicina progressivamente al mondo della Land Art e scultura contemporanea, pur non abbandonando mai il mondo dell’architettura e design. Nel 2018 e 2019 lavora per Matera Capitale Europea della Cultura presso l’Open Design School. Nel 2020 vince il Premio Scultura Gabbioneta ed è tra gli artisti selezionati del bando Sculture in Campo. Da Marzo 2021 è parte del progetto di ricerca ”Non-Extractive Architecture” curato da Joseph Grima e Space Caviar presso la fondazione V-A-C Zattere a Venezia.