OPERA IN CONCORSO | Sezione Fotografia

 | Un’altra storia 2

Un’altra storia 2
stampe fotografiche con vetro satinato, edizione unica, dittico composto da 2 immagini, 45x60 cm cad.
dimensione totale dell’opera 95x60 cm

Luca Capuano_Camilla Casadei Maldini

nato/a a Bologna
residenza di lavoro/studio: Bologna, ITALIA


iscritto/a dal 30 apr 2021

http://www.lucacapuano.com/project


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Descrizione Opera / Biografia


L’opera è parte del progetto “Un’altra storia”che propone una serie di lavori, estratti dal progetto più ampio ed articolato ‘Rimosso d’ Oltremare’ che riflettono sul concetto di dimenticanza e rimosso riferendosi nello specifico al periodo coloniale italiano nell’Africa Orientale e nel Mediterraneo ma in generale a tutte le tracce, i processi reali che sono stati e sono tuttora ‘oggetto di rimozione’ da parte delle istituzioni e della società civile. L’opera consiste in due immagini ritraenti due interni di abitazioni di Asmara alle quali è stata sovrapposta un’opacizzazione del vetro che nega la visione nitida dell’immagine. Come scrive Viviana Gravano: “I due artisti scelgono una serie di immagini, di interni di case di Asmara, di luoghi intimi, a cui sovrappongono una opacizzazione del vetro posto dinanzi alla cornice, che non ne permette la visione ma ne fa intravedere solo un vago fantasmata, inteso nell’accezione che ne dava Domenico da Piacenza, cioè quell’attimo sospeso tra la negazione statica e il movimento successivo dello sguardo.” La foto è posta sul fondo di una cornice a box in legno, che fa sì che il fruitore facendo un piccolo movimento laterale possa eludere l’opacizzazione e vedere il contenuto dell’immagine, anche se da un punto di vista inconsueto. Non a caso le foto sono “interni”, che alludono a quell’ “inconscio italiano”, che ha conservato nei suoi archivi pubblici e privati un patrimonio di “rimossi” collettivi, ma anche stanze di case costruite dai “civilizzatori” italiani nelle colonie per “rieducare” lo spazio quotidiano dei “civilizzati”. Gli interni delle case di Asmara dietro le opacizzazioni dei vetri dicono al visitatore che, ancora oggi, spetta a lui la scelta se spostarsi a lato e provare a vedere le cose da un altro punto di vista, che a lui è data la possibilità di prendersi la responsabilità di provare a vedere oppure di restare fermo a intravedere quel qualcosa dietro una coltre nebbiosa, che certo non nega ma nemmeno afferma.
Luca Capuano ha realizzato numerosi progetti di ricerca commissionati da musei, fondazioni, enti pubblici ed università (Unesco, Mibact, Royal Academy of Fine Art a Stoccolma,Provincia di San Gimignano, Regione Emilia Romagna,...)
in un percorso che si muove tra fotografia, arte, architettura e processi storico-sociali. Ha esposto i suoi lavori in diverse gallerie private, musei , fondazioni e istituti di cultura all’estero (Van Abbe Museum, Institut für Architektur a Berlin),Museo Pigorini, Nyuad Art Gallery ad Abu Dhabi,Die Photographischen Sammlung a Colonia,Triennale di Milano,Seul and Chicago Architecture Biennal, Quadriennale d’Arte…).
Tra i lavori esposti e pubblicati ricordiamo Il paesaggio descritto, Refugee Heritage, Case Studio e Un’altra storia…
È docente di Progettazione per la Fotografia in diversi istituti di alta formazione tra cui l’Isia di Urbino dal 2010.
Camilla Casadei Maldini, si laurea in Architettura e parallelamente si avvicina alle arti performative, alla danza contemporanea e allo studio del movimento in relazione allo spazio che indaga attraverso varie metodologie di ricerca che coniugano le arti figurative con quelle performative al fine di far indagare il corpo come elemento generante della progettualità architettonica e spaziale. Si è formata e ha collaborato con artisti e coreografi di fama internazionale. Dal 2019 sta lavorando insieme all’artista visivo Luca Capuano al progetto “Un’altra storia”, riflettendo sul concetto di risignificazione, dimenticanza e rimosso con specifico riferimento al periodo coloniale italiano in Africa. ultime mostre:’Un’altra storia’ a cura di Viviana Gravano, Attitudes, Artcity2020; Re-Surface Festival, Museo Etnografico Pigorini, 2019 a cura di Viviana Gravano e Giulia Grechi.
Finalista della nona edizione del Premio Francesco Fabbri per le Arti Contemporanee.