OPERA IN CONCORSO | Sezione Fotografia

 | La natura dello spazio logico

La natura dello spazio logico
stampe fotografiche analogiche da lastra 13 x 18 cm, edizione di 3 esemplari, carta baritata bergger prestige cb
polittico composto da 6 moduli, cm 198 x 29,5. ciascun modulo misura 33 x 29.5 cm

Giulia Marchi

nato/a a Rimini
residenza di lavoro/studio: Pietracuta Di San Leo, ITALIA


iscritto/a dal 06 apr 2021

https://giulia-marchi.format.com/


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La natura dello spazio logico, 2020, dettaglio


Descrizione Opera / Biografia


La natura dello spazio logico, 2020 - Il riferimento è al filosofo austriaco Ludwig Wittgenstein, alla sua ricerca sullo spazio. Il filosofo è stato infatti anche architetto e ha dedicato all’architettura importanti passaggi della sua speculazione filosofica. Nei suoi testi della metà degli anni Dieci emerge evidente tale serrato dialogo, al quale l’artista fa riferimento: «Luogo spaziale e luogo logico concordano nell’essere ambedue la possibilità di un’esistenza». Un’affermazione in cui è evidente l’interesse da parte del filosofo nei confronti dell’apparentamento tra spazio logico, mentale e spazio fisico, architettonico. Per Wittgenstein il lavoro filosofico, come spesso quello progettuale in senso architettonico, è un lavoro su se stessi, sul proprio entrare nelle cose, nei problemi, nei fenomeni ma anche sul proprio punto di vista. Un concetto che interessa profondamente Giulia Marchi e che, mutatis mutandis, trova un chiaro riferimento nei lavori che andiamo qui a presentare.
Il lavoro di Marchi è una riflessione di matrice esistenziale sulla gestione di ognuno di noi all’interno di un luogo, una dimensione che non ci appartiene totalmente.
La natura dello spazio logico è costituito da sei lavori fotografici che indagano questo tema. La prima e la seconda fotografia sono dedicate alla prima volta in cui un uomo si misura con una dimensione non umana, così Ulisse e Polifemo, come raccontato nell’Odissea da Omero. Nella prima immagine è un blocco di carta appallottolata che assume la forma ovoidale del cervello, posto su una lastra di marmo che rimanda ai supporti autoptici.
Nella seconda la carta che prima era appallottolata è distesa.
Nella terza e nella quarta fotografia l’allusione è a Dioniso e ai Titani. Dioniso, il cui nome è anche Lysios, colui che scioglie, un umano nato dalla dea Semele, che non viene però accettato, secondo una delle tante versioni relative alla storie che lo riguardano. I Titani lo fanno a pezzi e lo dividono in sette parti corrispondenti ai continenti.
A Dioniso, uomo che supera la sua condizione naturale anche attraverso stati di natura psicotica, fa riferimento un altro filosofo sul quale Marchi ha lavorato, Friedrich Nietzsche. Il filosofo tedesco, riprendendo dai classici, contrappone la dimensione dionisiaca a quella apollinea e a quest’ultimo fanno riferimento la quarta e la quinta foto del lavoro.
Apollo ricompone con armonia le parti in forma circolare, così nella quinta e nella sesta fotografia.
Tutti i pezzi fotografati sono posti in orizzontale perché è la condizione in cui l’uomo crede di trovarsi. In orizzontale posati su una mensola, una sorta di altare. Come in una dimensione di matrice spirituale.
Nasce una riflessione sul concetto di limite, attraverso l’errore, l’umana debolezza, lo spaesamento, il dubbio, l’incapacità di districarsi. Limite, errore, dubbio che forse sono proprio il senso più recondito, più temibile ma anche più affascinante dell’esistenza.
BIOGRAFIA GIULIA MARCHI
Giulia Marchi è nata a Rimini nel 1976, dove vive e lavora. Ha studiato lettere Classiche all’Università degli Studi di Bologna.
Si occupa di fotografia affiancando alla sua ricerca collaborazioni didattiche con Università e spazi museali tenendo corsi di alta formazione e master.
Ricerca letteraria e approccio concettuale sono precisi stilemi del suo linguaggio fotografico. La sua formazione artistica di forte impronta letteraria l’ha portata ad un’espressività spesso connotata di narrazione, anche quando la forma scelta (spesso la fotografia, ma non solo) non rende la lettura così immediata, ma rimanda a combinazioni successive, come codici che prima ancora di essere decifrati si lasciano interpretare da una sorta di fascinazione, sia per il sapiente uso dei materiali che per la comunicatività dell’immagine, spesso ingannevole alla prima osservazione, ma ugualmente attribuibile alla poetica dell’artista.
Tutto nel processo creativo è collegato, intrecciato, caratterizzato da una ricerca inequivocabile. Con il suo lavoro aspira a una totalità, a un’attitudine a sentire l’opera prima ancora di comprenderla. Contaminare la scena artistica con materiali è parte integrante del lavoro dell’artista. La ricerca è riflessione, richiede conoscenza, studio e comprensione profonda. Il lavoro non è solo visivo ma trascende la visione, conducendoti in spazi tattili in cui l’immagine è modellata per sottendere un pensiero ben strutturato ma da decodificare.
Mostre personali (selezione):
2020 / La natura dello spazio logico, a cura di Angela Madesani, LABS Contemporary Art, Bologna
2015 / Rokovoko, Matèria, Roma
2014 / Multiforms, Photographica Fine Art Gallery, Lugano
Mostre collettive (selezione):
2020-21 / Stasi frenetica, Artissima Unplugged, GAM, Torino
2020 / Multiforms, LABS Contemporary Art, Bologna
2018 / Dialogue #1, Matèria, Manifesta12, Palermo
2016 / Murmur, Flowers Gallery, Londra
2015 / LOOK/15 : EXCHANGE, a cura di Anna Fox, Tate Liverpool