OPERA IN CONCORSO | Sezione Scultura/Installazione

 | IPOTESI DI FELICITÀ - HYPOTHESIS OF HAPPINESS #1 e #2

IPOTESI DI FELICITÀ - HYPOTHESIS OF HAPPINESS #1 e #2
immagine fotografica a doppia esposizione stampata a transfer e riporto a solvente, organza, tessuto, supporto di legno, acciaio e luci led
velo misura massima 210x350 cm, 2 elementi a parete 72x72x5 cm ciascuno. dimensione totale 210x400x300 cm

Federica Gonnelli

nato/a a Firenze
residenza di lavoro/studio: Campi Bisenzio, ITALIA


iscritto/a dal 29 apr 2021

http://www.federicagonnelli.it


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immagine fotografica a doppia esposizione stampata a transfer, organza e acciaio
velo misura massima 210x350 cm

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IPOTESI DI FELICITÀ - HYPOTHESIS OF HAPPINESS #2
immagine fotografica a doppia esposizione stampata a transfer e riporto a solvente, organza, tessuto, supporto di legno e luci led
72x72x5 cm

 | IPOTESI DI FELICITÀ - HYPOTHESIS OF HAPPINESS #2

IPOTESI DI FELICITÀ - HYPOTHESIS OF HAPPINESS #2
immagine fotografica a doppia esposizione stampata a transfer e riporto a solvente, organza, tessuto, supporto di legno e luci led
72x72x5 cm

Descrizione Opera / Biografia


Siamo circondati da confini di ogni tipo: mentali, materiali, artificiali, naturali. Confini che ci coinvolgono personalmente e confini che invece riguardano tutta la società, ed ogni giorno siamo costretti dentro nuovi confini. Ognuno con una sua possibile e concreta proiezione spaziale. Conoscere, prendere coscienza dei confini ci permette di viverli in un modo diverso, forse più positivamente, se è possibile vivere positivamente un confine. Conoscere, prendere coscienza dei confini ci permette di oltrepassarli. È fondamentale sottolineare l’aspetto del confine come entità che pur mettendo in contatto due parti le separa e allo stesso tempo dividendo due parti le riunisce. Il confine che ai suoi margini può essere vissuto come una barriera, può rivelarsi al suo interno come uno spazio nuovo. Uno spazio altro, un altro luogo, una nuova possibilità: uno spazio di contatto, scambio e dialogo. È in questo spazio nuovo, spazio altro, altro luogo, nuova possibilità che nasce il progetto “Ipotesi di felicità / Hypothesis of happiness”: un percorso narrativo che coinvolge emotivamente, spazialmente e visivamente lo spettatore. Le ipotesi di felicità stanno oltre ogni confine, oltre ogni recinto. Filo conduttore è l’immagine di un paesaggio rigoglioso, una foresta, un bosco, solo apparentemente innocuo, che rappresenta come in ogni fiaba la paura di perdersi e cancellarsi. A uno sguardo più attento essa mostra già i segni di un cambiamento in atto, mostra già i segni di uno spazio nuovo reso tale mediante la fotografia a doppia esposizione e che rappresenta di per sé un primo confine e segna una divisione nello spazio che lo spettatore deve attraversare. Pensare un confine o costruire un recinto sono pratiche omologhe che possono trasformare non solo un paesaggio, ma un intero modo di concepire lo spazio. Entrambe sono azioni che rispondono a un medesimo desiderio, quello di generare uno spazio cercando allo stesso tempo di controllarlo in qualche modo. Il recinto diventa allora una delle forme archetipe dell’architettura e dell’organizzazione di un territorio. Ma diventa anche uno dei primi e più costrittivi segni di confine. Le due immagini, quella del recinto e quella del confine, vengono così a sovrapporsi anche metaforicamente. Nelle due opere tridimensionali a parete, nel fitto della vegetazione appaiono delle luci che mettono in evidenza i vertici di un recinto esagonale. Pensare un confine e costruire un recinto significa inventare un ambito e racchiuderlo, circoscriverlo attraverso elementi che ne mettano in evidenza la sua dimensione, la sua forma, le sue funzioni, come nella scultura cubica semitrasparente. Vuol dire rendere chiaramente riconoscibili sia gli elementi che vi appartengono, sia quelli che vi rimangono esclusi. Dentro un recinto ci si può riparare, proteggere e se necessario anche difendersi. Ma dentro un recinto è anche possibile imprigionare gli uomini, privarli della libertà, segregarli in uno spazio che può diventare, con la sua forma, esso stesso “potere”. È solo nella volontà di chi lo costruisce che sta il limite del potere di un recinto. Questo recinto riguarda tutti noi, nessuno escluso. Ogni pretesto di discriminazione è un recinto. Ciascuno di noi nel corso della propria vita è posto costantemente di fronte ad un recinto, talvolta siamo dentro, talvolta siamo posti fuori, talvolta è una nostra scelta, talvolta siamo costretti a subire le scelte altrui. In ogni caso l’ipotesi di felicità è oltre il recinto stesso. La felicità è lo stato d’animo di chi ritiene soddisfatti tutti i propri desideri. L’etimologia fa derivare felicità da: felicitas, che a sua volta deriva da felix-icis, “felice”, la cui radice “fe-” significa abbondanza, ricchezza, prosperità. La stessa prosperità del paesaggio iniziale che non ci ha mai abbandonato. La nozione di felicità intesa come condizione (più o meno stabile) di soddisfazione totale, occupa un posto di rilievo nelle dottrine morali dell’antichità classica. Il termine non solo indica gioia ma anche l’accettazione del diverso e la tranquillità con gli altri. Ogni endogamia è asfittica perché è la negazione stessa della vita, che è un porto di mare, non un recinto chiuso.
Federica Gonnelli nasce a Firenze dove frequenta il Liceo Artistico e l’Accademia di Belle Arti. Vive e lavora al confine tra Firenze e Prato, dove nel 2011 apre “InCUBOAzione”. Il confine caratterizza il suo percorso materialmente e concettualmente, attuando una ricerca al limite tra le discipline delle arti visive. Ogni velo d’organza o fotografia a doppia esposizione sono determinanti elementi che concorrono nella significazione dell’opera, imponendo agli osservatori uno slancio per varcare a loro volta il confine. Dal 2001 espone in personali e partecipa a collettive, concorsi e residenze. Nel 2006 consegue la laurea e nel 2013 la specializzazione in Arti Visive e Nuovi Linguaggi Espressivi, con la tesi “Videoinstallazioni tra Corpo-Spazio-Tempo”.