OPERA IN CONCORSO | Sezione Video

 | ICH OHNE MICH di Barbara Caviglia e Enrico Montrosset

ICH OHNE MICH di Barbara Caviglia e Enrico Montrosset
file video full hd 1920x1080
13’:41”

Barbara Caviglia

nato/a a Cogoleto/Genova
residenza di lavoro/studio: Aosta, ITALIA


iscritto/a dal 28 apr 2021

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Descrizione Opera / Biografia


DATI TECNICI
Formato: FULL HD 1920x1080
Durata: 13’:41’’
Anno: 2021
Lingua: italiano
Scritto da: Barbara Caviglia
Prodotto da: Enrico Montrosset per L’Eubage
LOGLINE
Una donna si sporge fin sull’ orlo del precipizio, dove spazio e tempo si accucciano.
Si fa testimone delle proprie percezioni e, lasciandole scorrere così come sono, le condivide con chi come lei si mette loro di fronte.
Che cos’è l’io, cosa potrebbe essere? Un astro di cui posizione e orbita non sono mai state individuate e il cui nucleo è composto di sostanze ancora sconosciute (Ingeborg Bachmann, Letteratura come utopia, Milano, Adelphi, 1993)
SINOSSI
Buio.
Un lied risuona in un vento di vetri rotti che entra nella stanza di una grande casa vuota. Potrebbe essere così.
Oppure siamo nello spazio del Teatro, struttura storica dell’esperienza, luogo del passaggio dal quotidiano all’extraquotidiano, principio di ogni movimento. Potrebbe essere anche così. Affiorano alla vista due lastre di ferro. Tengono intrappolati capelli e brandelli d’abito. Compare una donna. Porta dentro il suo ritmo interno, marcato da un suono di caduta che non l’abbandona mai. Forse riconosce quei capelli e quei brandelli d’abito intrappolati davanti a lei? In effetti all’occhio dello spettatore sembrano proprio quelli che le mancano. Forse riconoscendosi la donna riconosce il suo essere particella di un universo senza fine? Potrebbe essere. In fisica quantistica se due particelle hanno interagito tra loro e poi vengono separate, non possono essere descritte come due entità distinte, neanche ad anni luce di distanza. Ora la donna è sul bordo di un abisso che è uno scrigno di visioni e percezioni, un precipitarsi di storie e segni che convergono e che insieme creano un linguaggio sonoro e visivo disarmante ma allo stesso tempo organico. Così organico da mutare la pelle del serpente. Quel serpente è la donna. Si spoglia e sotto scopre una pelle più vecchia e più forte e luminosa. È con quella che si rientra a casa, è con quella che si procede, antichi e nuovi.
NOTE DI REGIA
Ich onhe mich [Io senza me]
Un luogo possibile, due lastre d’acciaio. Vento, voci, brandelli di capelli, brandelli d’abito.
Ringraziare è pensare, pensare è ringraziare.
In Ich onhe mich non vi è il carattere rappresentativo della narrazione, ma un flusso del dire e del non dire. Esso attraversa lo sguardo dello spettatore, lo cambia rispetto all’ordinario e trasforma la realtà.
Le immagini e i suoni evocati permettono a ognuno di riconoscere altre immagini e altri suoni, ognuno i suoi. Ognuno qui prende ciò che gli serve.
Dall’attore gli impulsi vanno allo spettatore. Costruiscono un’esperienza vera per finta e vera emotivamente, che desidera attingere alla memoria individuale per raggiungere il punto della propria origine di essere umano e farsi collettiva nel tentativo di ricreare un mondo indiviso - una vita, delle vite - un altrove senza mediazioni. Ich onhe mich lavora sul rapporto tra presenza e assenza, sui principi di azione ed evocazione, sulla significatività del frammento e dell’indizio. Costituisce una libera riflessione sul termine, sul significato, sul concetto, sull’esperienza dell’io.
”Che cos’è l’io, dunque? Potrebbe essere questo: miriadi di particelle che formano un “io”, ma al tempo stesso l’io potrebbe essere un nulla, l’ipostasi di una forma pura, qualcosa di simile a una sostanza sognata,qualcosa che definisce una identità sognata,cifra di qualcosa che è più faticosa decifrare del segreto dei codici”.(Ingeborg Bachmann, Letteratura come utopia, Milano, Adelphi, 1993)
BIOGRAFIE
Barbara Caviglia, dopo studi classici e musicali si è diplomata alla Scuola di teatro di Bologna e ha cominciato a lavorare in teatro come attrice con Remondi&Caporossi, lunga esperienza che considera fondativa. Interessata all’arte come visione, da autrice ha concentrato la propria ricerca sul rapporto tra presenza/assenza del corpo dell’attore e sui principi di azione/evocazione, attraverso la commistione dei linguaggi.
Enrico Montrosset, laureato in Filosofia presso l’Università statale di Milano, si occupa di progettazione culturale e in particolare dei prodotti della scrittura, della relazione suono immagine e dei legami tra gli immaginari culturali e antropologici, il livello tecnologico-materiale dei processi di creazione e le dinamiche della fantasia e dell’immaginazione individuale e collettiva.