OPERA IN CONCORSO | Sezione Pittura

 | Tavola numero quattro; Passaggi

Tavola numero quattro; Passaggi
tecnica mista, cornice/olio su fotografia
35cm x 61cm

Aurora Bresci

nato/a a Fiesole
residenza di lavoro/studio: Livorno, ITALIA


iscritto/a dal 30 apr 2021


Under 35

https://www.instagram.com/aurorabresci/


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Descrizione Opera / Biografia


Questo lavoro che vi propongo fa parte di una serie e vuole essere una fessura attraverso la quale osservare e interrogarsi nei riguardi della cultura del mascheramento in Italia e non solo. Per meglio dire, si tratta di un confronto tra identità culturali diverse che si uniscono nel momento della elaborazione concettuale e formale di una identità immaginaria che prende forma nella maschera.
Ho cercato di fare una scelta delle maschere italiane che reputo fortemente arcaiche e che per analogia formale ed estetica, vedo accostarsi e avvicinarsi alla cultura africana. Così sorge l’interrogativo se può esistere un ponte che avvicini i nostri paesi dal punto di vista culturale, ed in questo caso specifico, attraverso i rituali che ci caratterizzano e che costituiscono le nostre radici identitarie?. Possono questi accostamenti essere motivo di avvicinamento tra culture lontane? Viviamo in un momento storico in cui l’accoglienza e l’integrazione sono temi che non dobbiamo dimenticarci di affrontare, proprio per favorire un bisogno nascente che è quello di riconoscerci nell’altro, l’estraneo, per non averne timore e camminargli a fianco.
La fotografia diventa la base, il fondo significativo, su cui si stagliano i miei confronti iconici; in questo caso, ha per me una doppia valenza: è rappresentazione di un Italia cristallizzata che fatica ad ammettere il cambiamento. Eppure è anche poesia e palcoscenico, dove hanno avuto modo di svilupparsi antichi rituali che ad oggi sopravvivono nelle manifestazioni tradizionali dei carnevali e nelle loro maschere ad esempio.
Questi aspetti della tradizione, ci permettono ad oggi, di mantenere e stabilire un rapporto tra culture differenti? Io credo di si, le nostre radici sono ad oggi il tramite per stabilire un dialogo che può avere luogo attraverso la similitudine degli immaginari iconici. Così le maschere, portatrici di rituali, possono diventare l’occasione per aprire un dialogo tra diverse culture.
Tavola numero quattro; Passaggi
In questa tavola, si osserva il confronto formale tra maschere funerarie Senufo Wambele, originarie della Costa d’Avorio e una maschera Schnappvieh o Wudelen, grossa testa pelosa, con corna di animale; caratterizzate oltre che da un volume dell’encefalo eccezionale, da fauci imponenti e minacciose simili alla bocca di un coccodrillo.
Questa maschera fa parte della sfilata carnevalesca di Egetmann, che avviene sin dal 1591 nell’area geografica dell’Oltradige-Bassa Atesina in Alto Adige, forse in epoche antecedenti al cristianesimo si trattava di un rito sulla fecondità e di sacrifici alla divinità, ma non ci sono documentazioni certe a tal riguardo. Sicuramente, si tratta di una rappresentazione simbolica della lotta tra luce ed ombra, tra bene e male; della primavera e della fertilità, le cui radici affondano nella tradizione medievale del martedì grasso.
Le figure, sono portate a dimensioni esagerate, rispetto all’ambientazione che le comprende e che si costituisce di un paesaggio naturale, frammisto ad una contaminazione urbana, rappresentata dalle sinuose linee di un raccordo. La fotografia che fa da base, nonchè da preludio significante ai soggetti ivi compresi, è uno scatto documentativo dell’archivio Alinari di Firenze sviluppato su carta fotografica 35 cm x 61 cm.