Descrizione Opera / Biografia
‘Mort Profonde’ è di fatto un compendio, la summa di un ciclo visivo (‘Mort au Printemps’) che affonda le sue radici tematiche nel grembo dell’antico mito letterario del Tristano e Isotta, o per meglio dire, nella sua variante moderna, ovvero nel ‘Pelléas et Mélisande’ di Maeterlinck, il quale venne stupendamente tradotto in musica dal genio di Claude Debussy. E’ proprio a partire da queste suggestioni sonore e letterarie che prende forma questo ciclo di immagini che narrano senza dire, con essenzialità archetipica ed ermetismo, questo dramma simbolista imperniato sulla classica dialettica Eros-Thanatos. In questo caso peraltro, il baricentro dell’indagine dell’artista, si sbilancia sul versante del Thanatos – qui rappresentato come una sorta di indecifrabile sagoma nera – il quale si contrappone ad alcuni simboli tipicamente primaverili chiamati a giocare la parte dell’Eros. Venendo al titolo dell’opera qui proposta, il concetto di ‘Mort Profonde’ è di fatto un ribaltamento del concetto di ‘Morte Piatta’ che Roland Barthes teorizzò ne ‘La Chambre Claire’ a proposito della fotografia stessa – come se l’artista mediante la tecnica delle sovraimpressioni volesse in un certo senso ampliare la bidimensionalità dell’immagine fotografica, (r)aggiungendo una profondità laddove è solo piattezza e deserto.
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Andrea del Garbo, nasce a Bologna il 14 luglio 1989. Compie i suoi studi universitari tra il DAMS di Bologna e l’Université Denis Diderot - Paris 7, specializzandosi in cinema con tesi su Jean-Luc Godard. Terminati gli studi, si forma autonomamente dapprima approcciando il medium fotografico, quindi sviluppandolo in chiave cinetica; nascono così opere orientate a creare una sorta di sincretismo artistico dove la dimensione apollinea dell’immagine e la dimensione dionisiaca del suono, dialetticamente scontrandosi, si fondano infine in un unico nuovo indissolubile linguaggio. Parallelamente – a livello fotografico – l’artista crea delle contaminazioni visive che mirano – mediante il linguaggio canonico della ‘verità’ e servendosi prettamente di immagini ‘reali’ – a stravolgere il normale punto di vista sulle cose, al fine di creare un altro mondo, sempre servendosi però delle cose di questo mondo.