OPERA IN CONCORSO | Sezione Disegno

 | NAVALE

NAVALE
penne a gel su carta, nr 3 quaderni per appunti, scatola/cornice in plexiglas
148 x 48 x 6 cm

ANDREA CERQUIGLINI

nato/a a Roma
residenza di lavoro/studio: Varedo, ITALIA


iscritto/a dal 09 mag 2020

http://www.andreacerquiglini.com


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Descrizione Opera / Biografia


NAVALE
E’ un nuovo capitolo, appena inaugurato. Sagome di grandi navi immobili, come incombenti architetture - è minacciosa e potente - mi ha detto una persona a me carissima, alla quale l’ho mostrata. Ho iniziato con un bastimento commerciale, ne ho in mente altre, penso alle grandi petroliere, ho messo giù il bozzetto di un sottomarino nucleare, e non vedo l’ora di dedicarmici, ed il problema è il pensiero, che va più veloce di quanto possa la mano concretizzare.
Ho in mente navi da guerra anche, irte di antenne e armamenti, in modo complicato e privo di logica. Da bambino il modellismo militare mi appassionava molto, poi, quando ho realizzato che mi “divertivo” mettendo in scena l’assurda e insensata atrocità della guerra, ho smesso. Amo la cinematografia, e se mi venisse chiesto di salvare un film, uno solo e uno soltanto, da tramandare alla posterità, non potrei non pensare a Stanley Kubrick, non potrei non pensare a Barry Lyndon.
NOTA
Purtroppo, la qualità di questa fotografia non è adeguata, non è sufficientemente definita, si è persa la tessitura del tratteggio che costruisce le campiture e la sovrapposizione del nero sul rosso. A causa dell’emergenza sanitaria, non mi è stato possibile recarmi dal fotografo.
BIO
Nato a Roma, architetto di professione, mi sono trasferito a Milano nel 1989, dedicandomi alla progettazione di spazi espositivi, allestimenti fieristici, illuminazione e oggetti luminosi. Probabilmente geneticamente attratto dall’Estremo Oriente, tra il 2008 e il 2014 ho soggiornato e lavorato per lunghi periodi a Seoul.
Parallelamente alla professione, da sempre coltivo l’espressione artistica, esigenza per me irrinunciabile. Non è un hobby, non è l’attività del mio tempo libero, assolutamente non è uno svago, ma irrinunciabile esigenza, passione se vogliamo, ma la passione è insopprimibile, e pienamente mi ritrovo nell’affermazione: “El tipo puede cambiar de todo. De cara, de casa, de familia, de novia, de religión, de Dios. Pero hay una cosa que no puede cambiar, Benjamín. No puede cambiar de pasión.” (Pablo Sandoval, alias Guillermo Francella, in El Secreto de sus Ojos, regia di Juan Josè Campanella, 2009).
Irrinunciabile esigenza è la definizione che meglio descrive il mio rapporto con l’arte, e magari potrà sembrar banale oppure esagerato, ma sinceramente penso che, senza, la mia vita sarebbe vuota, muta, sorda. L’arte è la mia impronta, la mia voce, la traccia effimera e precaria che mi racconta e mi descrive, la prova che sono stato consapevole.
Disegno. Disegno e non dipingo, quanto meno finora. Negli anni dei molti spostamenti il disegno mi ha permesso di trovare adeguata risposta alle mie esigenze di tempo, spazio e materiali a disposizione. Per esprimermi, mi sono ritrovato ad usare quaderni a righe e penne a gel di colore nero, talvolta anche altri, ma raramente, che amo il bianco e nero, quanto meno finora. Apro un quaderno, e mi concentro sulla sola doppia pagina centrale, poi, il risultato, il quaderno tutto intero, mi piace sospenderlo a mezz’aria, dentro una scatola/cornice, trasparente ma non invisibile.
Disegno. Disegno e scrivo. Se c’è qualcosa che non mi torna, tendo a rimuginarci sopra, in modo circolare, ripetitivo. I problemi, sì, li metto per iscritto. Bizzarro? Possibile, ma nulla rappresenta meglio il mio pensiero di “visto da vicino nessuno è normale”, come cantava Caetano Veloso nella sua “Vaca profana”. Problemi, inquietudini, questioni irrisolte, ma anche tutto ciò che mi passa per la mente, lo butto giù, come una litania, un mantra, una sorta di dripping di parole, lasciate colare sulla carta.
Poi, però, lo scritto m’interessa unicamente per la sua forza grafica ed estetica, e non è lì per essere letto, quanto meno nelle mie intenzioni, anzi, vedere qualcuno che cerca di leggere, quasi frugando tra le parole, m’imbarazza un bel po’, se devo essere sincero. E che lo scritto faccia per sempre parte delle mie opere non è detto, che già mi è capitato di farne a meno.
Trittici. Le opere che qui presento sono in forma di trittico, ma questa non è una costante della mia produzione, anche se prevalente. Sì, il lungo formato mi attira, mi soddisfa e mi appaga, il risultato è più potente, più forte, più vigoroso, e mi piace l’idea dell’immagine interrotta, che può diventare serie, ripetizione, aggiungendo un quaderno dopo l’altro, come un racconto senza fine, e questa è una cosa che si apre a letture positive o negative, dipende dal punto di vista, dall’interpretazione. E mi piace l’idea di un colpo d’aria che corre su una fila di quaderni, sfogliandoli, nascondendoli, alcuni oppure tutti.
Quaderni e penne mi soddisfano per il loro valore effimero. Un disegno sulla pagina di un quaderno, che può essere distrattamente girata o strappata è per me in realtà il modo di esorcizzare quella sensazione di caducità che ritrovo in ogni cosa facciamo, e siamo. Me ne rendo conto, non sono un campione di ottimismo, ma al DNA difficilmente si comanda.