Descrizione Opera / Biografia
Quest’opera riflette sul tema dell’identità, affiancando al corpo dell’artista una fisicità normalmente considerata borderline, qualora non generatrice di vera e propria repulsione: il transgender.
Una figura che mette in crisi tanto per inconsuetudine quanto e soprattutto, purtroppo, per una non ragionata avversione per la diversità.
L’opera appartiene alla serie omonima, che abbraccia un ampio spettro di diversità, dalla transessualita alla menomazione fisica, dalle difficoltà psichiche alle situazioni di sovra o sottopeso.
L’artista si pone, in ognuno di questi casi, alla pari del soggetto scelto di volta in volta quale simbolo della diversità, stabilendo un contatto con esso, ovvero lanciando un ponte verso di lui con la mano, a rafforzare ulteriormente la paritarietà dei due corpi.
Un secondo importante topos di questa serie riguarda la relazione tra corpi e teste, intese quest’ultime come reale sede dell’identità individuale. Appare ben evidente la distinzione tra i corpi e le due teste, rese attraverso due monitor che rappresentano volti indistintamente maschili e femminili a ciclo continuo sopra i due corpi. Il messaggio è che il corpo “diverso” ha pari dignità del corpo “normale”, e non è esso a determinare l’identità dell’individuo, che risiede viceversa nel pensiero, nella parola, ovvero nella testa.