Premio Combat Prize

gianfranco gentile - Premio Combat Prize

OPERA IN CONCORSO | Sezione Scultura/Installazione

 | Vita di cartone

Vita di cartone
pastelli su cartone da imballo + materiali vari, cartone da imballaggio, tubicini da fleboclisi, bottiglie di plastica, acqua, rete elastica
cm 300 x 200 x 70

gianfranco gentile

nato/a a Verona
residenza di lavoro/studio: VERONA, ITALIA


iscritto/a dal 11 apr 2017

http://www.gianfrancogentile.com


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Altre opere

 | ”Vita di cartone” opera originale prima dell’installazione

”Vita di cartone” opera originale prima dell’installazione
pastelli su cartone con asportazione della superficie non dipinta, cartone da imballaggio riciclato
cm 113 x 193

 | ”Vita di cartone” - particolare installazione

”Vita di cartone” - particolare installazione
pastelli su cartone da imballo + materiali vari, cartone da imballaggio, tubicini da fleboclisi, bottiglie di plastica, acqua, rete elastica
cm 300 x 200 x 70

 | Vite di cartone

Vite di cartone
pastelli su assemblaggio di cartoni da imballagio, cartoni da imballagio
cm 230 x 300

Descrizione Opera / Biografia


L’acqua scorre fisicamente sull’opera; l’acqua trasforma definitivamente il materiale e ad ogni nuova esposizione l’opera è sottoposta a un ulteriore degrado, metafora di vite fragili, condannate alla fuga, alla sofferenza, alla disperazione e spesso alla morte. Un barcone carico di migranti in balìa del mare, dove già nel segno pittorico è in atto un processo di metamorfosi, integrando il cartone nella rappresentazione dei corpi. L’acqua è vita. L’acqua è morte. Da sempre la vita e l’organizzazione sociale sono segnate dalla continua trasformazione, ma in alcuni passaggi critici, in alcuni contesti socio-politici e territoriali, il fenomeno si fa estremamente acuto. Crisi politiche e ambientali, in un pianeta globalizzato economicamente e socialmente, rappresentano la sfida ultima della nostra specie che, se non trova obiettivi comuni e comuni soluzioni, è destinata alla metamorfosi ultima, la sua sparizione.
Biografia
Nasce a Verona nel 1949. Per tutto il decennio degli anni ‘70 vive a Firenze dove si laurea in Architettura. In quegli anni frequenta il corso di Fonologia e Musica elettronica presso il Conservatorio Luigi Cherubini e si occupa principalmente di musica sperimentale e di improvvisazione elettroacustica, partecipando a manifestazioni di musica contemporanea sia in Italia che all’estero e a performance del movimento artistico Fluxus. Varie le esperienze di quel periodo legate alla musica e al rapporto arte/società, dalla partecipazione per oltre un anno a sedute di animazione musicale con i degenti dell’Ospedale Psichiatrico di Volterra alla composizione di colonne sonore per spettacoli teatrali, tra cui i 6 eventi del “Teatro Invisibile” di Aldo Rostagno e “Finita Infinita” in coppia con la cantante-attrice Maria Monti.
Dopo alcuni anni vissuti a Roma, a metà degli anni ’80 torna a Verona dove lavora come scenografo, grafico e disegnatore di oggetti d’arredo e dove forma una rock-band di cui è compositore e interprete dei brani in repertorio.
Dalla metà degli anni ‘90 inizia il percorso nell’arte pittorica che lo porta ai nostri giorni, utilizzando principalmente pastelli e tecniche miste, con una particolare attenzione alla comune realtà visiva quotidiana che la frenetica e disattenta vita contemporanea tende a rendere contesto insignificante. Da alcuni anni, attraverso l’utilizzo di cartoni da imballaggio riciclati dipinti a pastello secco e con l’invenzione di una tecnica basata su un’accurata asportazione della superficie non dipinta, Gentile propone un’operazione della memoria, un’archeologia industriale che riflette esteticamente sull’invenzione umana e il suo trascorrere, sui miti arrugginiti del pensiero positivista e sulla seconda bellezza dell’oggetto, non più funzionale, creata dal fluire del tempo con le sue ossidazioni e corrosioni della materia. Ma le possibilità creative nell’utilizzo di questo materiale lo hanno col tempo portato a utilizzarlo anche in altri contesti e a elaborare altre tecniche espressive, a volte con l’utilizzo del solo materiale base, fino alla recenti creazioni di grandi murali di cartone, Octopus Domesticus (m. 8,50 x 18,80), nel 2016, finalizzato alla sensibilizzazione sul riciclo della plastica e “La Danza Macabra delle rane e dei girini” (m 4 x 37) attualmente in esposizione a Palazzo della Ragione di Mantova, sul problema dell’inquinamento ambientale.
I drammatici e spesso tragici avvenimenti di questi ultimi anni, legati alla fuga di migliaia di profughi da guerre e fame, lo hanno “portato a riflettere al legame “storico” tra questo materiale e la povertà. Nella mia mente sono risuonate parole della mia infanzia, ricordi di un paese che sembra aver perso la memoria, i nostri migranti che partivano con le valigie di cartone, così si diceva, e in fondo questo materiale povero è sempre stato anche l’ultima preziosa dimora di chi non ha più nulla e vive ai margini della società. Come per le opere di archeologia industriale, in alcune mie opere recenti il cartone (ri)assume il senso di fragilità di queste persone sospese tra la vita e la morte.”