OPERA IN CONCORSO Sezione Scultura/Installazione
Celeste Tallit
pellicole radiografiche impressionate e stampate, legno marino, videoinstallazione, rete metallica
cm 300x150x300 ca.
Margherita Levo Rosenberg
nato/a a Ponti (AL)
residenza di lavoro/studio: Genova (ITALIA)
iscritto/a dal 16 mar 2015
Altre opere
Madre di vento
pellicole radiografiche vergini, vitigni, videoinstallazione, rete metallica
cm 230x230x300 ca.
Preghiere perdute
pellicole radiografiche, vitigni, ferro, rete metallica
cm 300x300x500 ca.
The Call of the Wild; 2 princes and 3 knights
pellicole radiografiche, legno di noce, videoinstallazione, rete metallica
cm 250x320x50 ca.
Descrizione Opera / Biografia
Il Tallit è uno scialle della tradizione ebraica, a fondo bianco con strisce blu/azzurre e obbligatoriamente dotato di frange azzurre (Tzitziòt) che si usa per la preghiera. Da questo simbolo - che rappresenta la consapevolezza del bisogno della protezione divina per rispettare la legge e non abbandonarsi alle spinte bestiali della natura umana – è stata derivata la bandiera dello stato d’Israele.
E Dio disse a Mosè: dì ai figli di Israele di farsi per tutte le generazioni delle frange agli angoli dei loro vestiti e nelle frange vi sia un filo di tessuto azzurro (colore Tekhelet); questo sarà per voi lo tzitzit e, quando lo vedrete, ricorderete tutte le leggi divine e le osserverete, e non andrete dietro al vostro cuore ed ai vostri occhi, da cui vi fareste trascinare.
La Mizvah (precetto divino) del Tallit è, per il popolo ebraico, la benedizione che Dio fece per Sem, quando ebbe coperto con un manto il padre Noè.
Celeste Tallit, installata per la commemorazione del giorno della memoria in una cella della Torre Grimaldina di Palazzo Ducale, Genova, è un’opera che tenta di comporre una sintesi della complessità degli elementi che sottendono, costruiscono e contribuiscono a conservare le conquiste della civiltà. Civiltà che affonda le sue radici nella tenuta delle culture identitarie non meno che nell’accoglienza delle diversità. In questo periodo storico, caratterizzato dalla progressiva dissoluzione dei confini fisici dove permangono insormontabili quelli culturali - il rischio di lasciarsi dominare dalle spinte viscerali è sempre più incombente. L’arte può dare un contributo importante per continuare a credere nell’uomo e nella sua possibilità di rimanere tale.
L’installazione che ho costruito è una nuvola di frange di radiografie blu notte e di pellicole radiografiche azzurre stampate con migliaia di esseri umani spezzettati, ammassati ad evocare la folla di vittime che ha attraversato la storia della Shoà, il cui sacrifico ricorda – come le frange azzurre del Tallit – che, per la natura umana, il passo verso il baratro è breve e avere “memoria” del “male” è indispensabile alla civiltà. Ho immaginato il viaggio della memoria nel tempo come un’arca in mezzo al diluvio, evocato dal video che si sovrappone al corpo dell’installazione e che propone, sull’ondeggiare delle acque, i versi di un mio breve componimento poetico:
CELESTE TALLIT
Conosco un posto alla fine del cielo -
dove l’angelo del male è caduto -
d’aria vapor di cumino t’avvolge -
come giaggiolo nel ventre di pietra -
un fiore deserto tremolante osa -
resistere il cuore nella terra arsa -
dondola l’onda fino a sfinirsi -
l’arca ferita dal solco dell’acqua -
che la vita è vivere amare darsi.
Biografia:
Margherita Levo Rosenberg (Ponti-AL 1958)
Un fare arte, quello di Margherita Levo Rosenberg, che ha radici nell’adolescenza, andato arricchendosi sempre più di consapevolezza fino agli inizi degli anni Novanta, quando la pratica artistica diventa elemento vitale.
”L’artista piemontese indaga le potenzialità espressive di materiali diversi, elementi quasi sempre di recupero, come plastiche colorate, acetati, pellicole radiografiche, libri, riviste, manifesti, depliants pubblicitari, o elementi naturali, sfruttandone ogni sfumatura di significato intrinseco che sia legato alla forma, alla consistenza, al colore, alla trasparenza, al nome o alla funzione, trasformandoli in nuove forme di vita; installazioni nelle quali il gioco dell’ironia e dell’ambiguità si confondono nel disincanto del suo sguardo” (Maria Grazia Melandri 2014).
“Sul filo della mobilità del senso visivamente scorrente tra l’oggetto, la parola che lo definisce e l’immagine che lo rappresenta, la Levo Rosenberg stabilisce un luogo concettuale in cui si intersecano visione, memoria e rifrazioni di pensiero” (Germano Beringheli 1998). “Il significato va a coincidere con il significante all’interno della scelta estetica dell’artista, che mantiene sempre una valenza sociale e politica, nonché psicoanalitica e filosofica, mischiando drammaticità a mai troppo segreta ironia” (Francesca Baboni 2014) “ Una tale pratica artistica, evidenziando i limiti dei nostri costrutti linguistici, amplia il discorso sulla formazione del pensiero, sulla proliferazione del senso e rivede i termini della comunicazione umana (Marinella Paderni 1998). “…il problema più profondo della poetica di levo Rosenberg è quello dell’esistenza, dell’Essere per dirla filosoficamente, poi nella rappresentazione si muove liberamente, servendosi tanto dell’ironia quanto della drammaticità, e può adoperare tecniche e materiali differenti” (Giorgio Bonomi 2003). “Non è importante , perciò, quale oggetto la Levo Rosenberg abbia scelto, piuttosto come lo abbia filtrato il suo sguardo, in che modo lo abbia caricato di valenze simboliche, restituendolo nella rappresentazione (Enrico Debandi 2003). “L’intento è suggerire altre possibilità di fruizione, a partire dall’esigenza di trovare una relazione tra le molteplici sembianze con cui la realtà le appare, attingendo a una sintassi visiva di cui ha metabolizzato i codici, tanto da poter alterare quanto già dato per assunto e muoversi con duttile rigore tra problematiche metodologiche e progettuali di natura diversa” (Loredana Rea 2012) Margherita Levo Rosenberg ha infatti indirizzato la sua ricerca e sperimentazione artistica verso la messa in forma del rapporto tra la cosalità oggettiva della realtà e la percezione, interpretazione, comunicazione degli effetti di senso che gli esseri umani attribuiscono alle cose, attraverso un lavorio ermeneutico e produttivo… Anche il materiale di elezione utilizzato (le pellicole radiografiche) racconta di una volontà di mettere a nudo la realtà nelle sue strutture profonde, fissandole in rappresentazioni che parlano della loro impermanenza e che alludono al continuo trasformarsi delle cose in relazione con lo spazio e gli esseri umani ( Roberto Mastroianni 2014). Proprio in questo è il fascino del suo lavoro, che raramente si svela al primo impatto, ma sempre dopo aver messo in atto un processo di ricercata contaminazione tra asserzioni concettuali e prassi operative.(Loredana Rea 2013)
“Levo Rosenberg stringe d’assedio le emozioni e le costringe a formarsi in quei materiali che ha eletto tra le varie possibilità derivate dalla tecnologia attuale…tra il fascino della serialità e la grandiosità michelangiolesca: invenzioni ritmate da reticoli con la regolarità classica della commozione” (Ettore Bonessio Di Terzet 2006). “Con una tecnica e materiali innovativi ci offre…il rumore che nel mondo contemporaneo rende difficile e scarsamente decifrabile la comunicazione…critica dall’interno dell’ingolfarsi caotico e ossessivo dell’iconosfera che ci circonda” (Luciano Caramel 2008) “L’artista, lavorando sui punti di intersezione tra le diverse realtà della rappresentazione, verbale, scritturale, formale, grafica anche pubblicitaria, radiografica, pittorica, oggettuale, sia a livello bidimensionale che tridimensionale, attua quei trasferimenti di senso da un campo all’altro…che investono il terreno della transcodificazione sia del reale che dell’artificio retorico. La complessità dei rimandi delle sue modalità linguistiche stimola l’interesse di storici, critici d’arte e semiologi ” (Viana Conti 2001).
Dal 1992 ha esposto in numerosi spazi pubblici e privati, in Italia e all’estero.
Opere in collezioni private e museali.












