Premio Combat Prize

Simone Mizzotti - Premio Combat Prize

OPERA IN CONCORSO | Sezione Fotografia

 | Camp Inn*** - Idomeni#7

Camp Inn*** - Idomeni#7
fotografia analogica, medio formato 6x7, carta baryta su dbond
60x49

Simone Mizzotti

nato/a a Crema
residenza di lavoro/studio: Crema, ITALIA


iscritto/a dal 05 apr 2017


Under 35

http://www.simonemizzotti.com


visualizzazioni: 448

SHARE THIS

Altre opere

 | Camp Inn*** - Idomeni#1

Camp Inn*** - Idomeni#1
fotografia analogica, medio formato 6x7, carta baryta su dbond
60x49

 | Camp Inn*** - Idomeni#5

Camp Inn*** - Idomeni#5
fotografia analogica, medio formato 6x7, carta baryta su dbond
60x49

 | Camp Inn*** - Idomeni#13

Camp Inn*** - Idomeni#13
fotografia analogica, medio formato 6x7, carta baryta su dbond
60x49

Descrizione Opera / Biografia


Non trova pace. Una mosca grigio scura si muove, come impazzita, nei 30 gradi della tenda. Si ferma sulla guancia sudata e accaldata di un bambino che sonnecchia, poi su un pentolino ammaccato e infine vola fuori trovando una via d’uscita.
In Grecia, gli accampamenti autogestiti al confine con la Macedonia sono città invisibili di tende soltanto. Nel campo di Idomeni, vicino alla stazione, in quello di Eko Station, nei pressi di un benzinaio a Polikastro e ad Hara Hotel, un alberghetto vicino all’autostrada prima della frontiera Macedone, gli abitanti erano - prima di essere sgomberati e trasferiti nei disumani campi governativi - davvero tanti, circa 10.000 persone. Non sono i “Camp Inn” - i campeggi americani a tre stelle – ma luoghi comuni che si sono trasformati in luoghi d’emergenza umanitaria.
Mosche innervosite e zanzare affamate, qualche cane randagio e poi il popolo apolide e migrante proveniente per lo più da Siria, Iraq, Afghanistan e Pakistan. Donne stanche, uomini esausti e bambini disincantati abitano questi spazi, pochi metri quadrati, trasformati in funzione della loro nuova quotidianità. Si abbassano, quasi inchinandosi, per entrare all’interno delle tende attraverso nuove porte senza chiave e con chiusure lampo.
Nessuna intimità, nessuna privacy, perennemente seduti sopravvivono, una o più famiglie insieme, suddividendo l’idea di una “casa” con grande dignità in base ai bisogni primari: dormire e mangiare soprattutto. Anime stanche condividono il caldo di giorno, cercando riparo dal sole greco, il freddo e l’insonnia di notte, con coperte anonime distribuite dalle associazioni umanitarie. Hanno adattato le giornate di un tempo ai pochi metri e centimetri, si sono costruiti vere e proprie “fortezze” dove lavano e stendendo i panni fuori dalle tende, ascoltando la musica di casa da smartphone perennemente scarichi, tagliando pomodori e patate all’ingresso e giocando a carte per far passare il tempo.
”Provateci voi a vivere qui” Ahmad ha 32 anni e vive in una tenda con altre 5 persone, è un ragazzo Siriano di Aleppo, amareggiato e profondamente agguerrito come tutti quelli che hanno la sua età. ”Se potessi scegliere se tornare in Siria o rimanere qui, preferirei tornare in Siria. Meglio morire sotto le bombe che questa lenta morte. Qui assistiamo ogni giorno a un’umiliazione continua” racconta alzando sempre di più la voce “è pieno di umani, ma non c’è alcuna umanità”.
Simone Mizzotti nasce a Crema nel 1983.
Studia alla L.A.B.A, libera Accademia di Belle Arti di Brescia. Negli stessi anni approfondisce lo studio dei fotografi italiani degli ultimi decenni, dedicandosi ad una personale indagine sul paesaggio italiano.
Frequenta il master di alta formazione sull’immagine contemporanea promosso da Fondazione Fotografia di Modena. Nell’estate del 2012 partecipa per due mesi al programma Artist in Residence presso il Centro de la Imagen di Lima in Perù. Al termine della residenza espone presso il Centro Cultural Ricardo Palma di Lima. Partecipa a diverse residenze d’artista in Italia sviluppando il suo interesse verso il territorio e il paesaggio (Confotografia, Mountain Photo Festival, MenoTrentuno giovane fotografia in Sardegna
e PAS_Progetto Atelier Sardegna).
Da dicembre 2013 ad aprile 2014 è stato visiting professor al Ningbo Polytechnic di Beilun, Zhejiang Cina insegnando tecnica e progettazione fotografica.
Negli ultimi anni ha intrapreso diverse attività didattiche volte ad avvicinare il pubblico all’osservazione del paesaggio contemporaneo, attraverso uno sguardo e un linguaggio documentaristico.