Premio Combat Prize

Lorenzo Pingitore - Premio Combat Prize

OPERA IN CONCORSO | Sezione Fotografia

 | Untitled 2, Fabbrica di Fiammiferi

Untitled 2, Fabbrica di Fiammiferi
inkjet print on paper hahnemuhle fine art pearl 285, alluminio
110x165

Lorenzo Pingitore

nato/a a Torino
residenza di lavoro/studio: Rivarolo Canavese, ITALIA


iscritto/a dal 03 apr 2017


Under 35

http://www.lorenzopingitore.it


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 | Untitled 1, Fabbrica di Fiammiferi

Untitled 1, Fabbrica di Fiammiferi
inkjet print on paper hahnemuhle fine art pearl 285, alluminio
110x165

 | Untitled 3, Fabbrica di Fiammiferi

Untitled 3, Fabbrica di Fiammiferi
inkjet print on paper hahnemuhle fine art pearl 285, alluminio
110x165

 | Untitled 5, Fabbrica di Fiammiferi

Untitled 5, Fabbrica di Fiammiferi
inkjet print on paper hahnemuhle fine art pearl 285, alluminio
38x57

Descrizione Opera / Biografia


Lorenzo Pingitore
Fabbrica di Fiammiferi
a cura di Lorenzo Balbi
Torino, bookshop della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo
2 dicembre 2016 – 29 gennaio 2017
Lorenzo Pingitore (Torino, 1985) è un giovane artista di base a Torino che lavora prevalentemente con la fotografia e l’installazione. Fabbrica di Fiammiferi è il titolo del progetto che presenta, per la prima volta in un contesto istituzionale, nel bookshop della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo.
Il ciclo di fotografie, prodotte appositamente per questa mostra, è stato realizzato in alcuni degli spazi abbandonati dell’Alpina, fabbrica di fiammiferi nelle vicinanze di Bosconero Canavese, attiva nel corso dell’Ottocento ma in stato di abbandono da diversi decenni.
Gli spazi catturati dall’obbiettivo di Lorenzo Pingitore sembrano possedere una natura segreta. Portano con sé un non-detto, un segreto di cui vorremmo saper rintracciare il significato. Osservando le immagini avvertiamo che l’artista ci sta comunicando un messaggio che verosimilmente riguarda la sua stessa biografia, i ricordi, la memoria. Le sue fotografie ci introducono nell’atmosfera di questi luoghi speciali, ammantati di emozioni, pervasi da un senso di mistero e imminenza. L’artista ci invita a entrare, a osservare e percorrere queste stanze chiare e vuote, eppure piene di tracce della vita passata. Le finestre si pongono come diaframmi fra l’interno e l’esterno, tra il buio e la luce: sono soglie che segnano il confine tra il passato imprigionato tra le antiche pareti e il presente al di fuori.
A uno sguardo più attento, ci accorgiamo che l’artista non si è limitato a scattare e a fissare l’immagine sulla pellicola fotografica ma è intervenuto direttamente nel luogo stesso, attraverso il colore o l’inserimento di materiali. Gli spazi svelati in questo ciclo fotografico, sono dunque l’esito di una studiata regia che coinvolge il luogo, il passaggio stesso dell’artista, la sua capacità di inseguire e catturare la luce. Le porte di metallo e le finestre - aperte, chiuse o semichiuse - graduando mano a mano l’intensità del chiarore, producendo giochi di ombre cangianti. Le grandi colonne quadrate che scandiscono il ritmo di questa architettura, paiono guardiani monumentali; i vetri delle finestre ma anche frammenti di alluminio, e altri resti di lavorazione, catturano irregolari riflessi di luce e li riproiettano sul pavimento, ammantato di blu.
Nell’immagine fotografica sono scomparse tutte le tracce della fabbrica, del suo passato industriale, e della catena ordinata e precisa della produzione, cui si è sostituita una vibrante fissità, un senso di quiete e di attesa.
“Qualche settimana è passata e per la prima volta tornerò nei luoghi che ho fotografato e in parte mutato. Mi chiedo se qualcuno ha già vissuto i nuovi spazi da me creati”, mi scriveva Lorenzo Pingitore dopo aver realizzato i primi scatti. “La mia ricerca – spiega - sarà dedicata a creare uno spazio nuovo, interagendo con quelle persone che hanno visitato i nuovi ambienti o semplicemente modificando quegli spazi che la fretta, dettata dalle sensazioni d’inquietudine, non mi ha concesso di indagare; ma che nelle sue forme ha lasciato in me un ricordo”.
Insieme al quel senso di immobilità e memoria, subentra in questi luoghi, e dunque in queste opere, quel “gioco di riflessi e citazioni sulle superfici interne ed esterne” che, concretamente e metaforicamente, rappresentano il punto di partenza e l’obiettivo del lavoro dell’artista.
Lorenzo Balbi