Premio Combat Prize

Enrico Minguzzi - Premio Combat Prize

OPERA IN CONCORSO | Sezione Pittura

 | Incanto (disturbo)

Incanto (disturbo)
olio, tela
80 x 100 cm

Enrico Minguzzi

nato/a a Cotignola
residenza di lavoro/studio: Bagnacavallo, ITALIA


iscritto/a dal 14 apr 2017


visualizzazioni: 514

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40 x 50 cm

Descrizione Opera / Biografia


Dopo essersi diplomato al Liceo Artistico di Ravenna, Enrico Minguzzi ha seguito i corsi dell’Accademia di Belle Arti di Bologna dove si è laureato nel 2008. Negli anni, ha soggiornato per qualche tempo a Milano per poi stabilirsi a Bagnacavallo, dove ora vive e lavora. A Milano, nel 2008, ha tenuto la sua prima mostra personale, “Liqueforme”, presso la Galleria Cannaviello, cui farà seguito quella del 2011 dal titolo “Decostruzione”. Successivamente ha tenuto mostre personali a Vicenza (2013); nel Palazzo Ducale di Pavullo sul Frignano (2014); a Ravenna (2015); a Rimini (2015) e a Torino (2016). Ha inoltre partecipato a numerose mostre collettive dal 2005 a oggi e ha ottenuto premi e segnalazioni quali: il “Premio DAMS”, curato da Renato Barilli, nel 2006; il “Premio SAMP” nel 2006; il premio “Babele. I luoghi della contaminazione” del 2007; il premio “Mantegna cercasi” del 2014 mentre è stato finalista al “Premio Celeste” del 2006; secondo classificato al “Premio Nazionale delle Arti” del 2006; finalista al “Premio Morlotti” del 2007 e al “Premio Marina di Ravenna” del 2012.
Le evoluzioni del suo lavoro sono state ben messe in luce da Ivan Quaroni che, in qualche modo, lo ha idealmente associato ad esponenti della Leipzig Schule: “Artista progressivo, in continua evoluzione stilistica, Enrico Minguzzi costruisce i suoi soggetti come in un processo di descrizione fenomenologica che successivamente altera e scompone al fine di ottenere una maggiore mobilità formale. Nel suo modus operandi la pratica manuale, l’intuizione gestuale e la tecnica sono elementi fondamentali. Minguzzi è un pittore che compone il suo immaginario per pazienti sovrapposizioni di velature, per strati trasparenti e sottili di materia, ricalcando un processo di proliferazione delle forme sospeso tra la gemmatura vegetale e la moltiplicazione esponenziale dei frattali. Integrando talvolta figure organiche e geometriche, l’artista indaga i processi di mutazione e metamorfosi fino a raggiungere un equilibrio dinamico che annulla ogni pretesa di distinzione tra figurazione e astrazione”.
Artista di confine tra figurazione e astrazione (i suoi lavori potentemente figurativi nascono su basi coloristiche largamente astratte o informali e mai da un confronto con un dato reale e tanto meno su un supporto fotografico), Minguzzi ha anche elaborato immagini tramite l’I-PAD, stampate a tiratura limitata su carta Fineart. Facile è stato, per certa critica, assimilare il suo lavoro dall’apparenza liquida e metamorfica a recenti teorizzazioni di carattere sociologico. Con più ampio sguardo, occorre rilevare tuttavia che nei lavori migliori Minguzzi dimostra di sapersi confrontare con parte della grande tradizione figurativa ottocentesca (in specie di ambito preraffaellita, tra le velature e le nitidezze al microscopio di John Everett Millais o di William Henry Hunt, ma anche con qualche debito nei confronti di Caspar David Friedrich) offrendo di una realtà sublime (le alte vette, le catene montuose o brani di natura sfuggiti al disastro contemporaneo) una immagine comunque enigmatica, febbrile e pervasa da sensi di inquietudine come nel David Lynch di “A straight story”