Premio Combat Prize

Dile - Premio Combat Prize

OPERA IN CONCORSO | Sezione Grafica

 | Feu d’ Artifice - Onda luminosa

Feu d’ Artifice - Onda luminosa
computer grafica, cartoncino
29,7x42

Dile

nato/a a Balcesti (Romania)
residenza di lavoro/studio: Milano, ITALIA


iscritto/a dal 19 apr 2017


Under 35


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Feu d’artifice - Bozzetti 3
computer grafica, cartoncino
29,7x42

Descrizione Opera / Biografia


DESCRIZIONE OPERA
INTRODUZIONE
Con la nascita delle avanguardie viene modificato lo spazio teatrale per creare atmosfere magiche per coinvolgere emotivamente il pubblico. Più nel dettaglio, il mio interesse per l’avanguardia futurista volto a innescare un rinnovamento radicale nell’arte come nella vita.
BALLA E IL FUTURISMO
Durante le molte serate futuriste Balla crea costumi e scene davvero avveniristici. In particolar modo si consacra scenografo moderno proprio con Feu d’artifice il 12 Aprile 1917 al Teatro Costanzi quando con la sua scenografia plastica di giochi di forme, luci, colori e musica apre la strada al teatro astratto. Balla, del resto, era un anticipatore geniale che ripudiava il passato e voleva un mondo nuovo, diverso e colorato. Secondo Balla attraverso Feu d’artifice lo spettatore doveva immergersi nell’immaginazione e intraprendere un “percorso spirituale”. L’assenza umana, infatti, permette di far percepire ancora di più lo spazio attraversato la luce che, trasformando figure geometriche in elementi animati con il ritmo luce - buio, riconduce lo spettatore ai ritmi dell’organismo umano. L’universo era infatti inteso come un insieme di vibrazioni vitali e Balla lo raffigura come un concentrato di forze pure e di ritmi universali che solo l’intuizione poteva cogliere.
FEU D’ARTIFICE
Era il dicembre 1916 quando Serge de Diaghilew, un grande direttore artistico che ha creato in Russia la Compagnia dei Balletti Russi, incaricò Giacomo Balla di realizzare uno “scenario plastico per musica di Strawinsky” intitolato “Il fuoco d’artificio”, un singolare balletto senza presenze umane: l’unica scenografia di Balla ad essere mai stata realizzata, benché l’artista ne avesse progettate altre. La preparazione dello spettacolo fu minuziosa. Si conoscono attualmente tre disegni preparatori matita su carta, quattro bozzetti. Lo scritto che meglio racconta la messa in scena di Feu d’Artifice è quello di Margherita Sarfatti, pubblicato nel 1917 sulla rivista Gli avvenimenti: “Giacomo Balla il pittore futurista italiano ha ideato e sta ora ponendo in esecuzione una proiezione scenica interamente senza precedenti. Dico proiezione scenica poi che in verità non saprei altrimenti definirla! Appariranno sul palcoscenico non scenari dipinti né persone, ma niente altro che delle forme soltanto. Costruzioni in legno e stoffa, a punta, a cono rovesciato, mostruosità geometriche, mezzo sferiche e mezzo cilindriche, come le creature mitiche della favola.
Il singolare spettacolo durerà non più di cinque minuti ed è composto esclusivamente delle due vibrazioni dell’etere, onde luminose ed onde acustiche.
L’ interesse e l’attesa nei confronti di questo spettacolo si può intuire dai numerosi altri articoli che preannunciarono l’evento sulla stampa. Una testimonianza fotografica della messinscena dei Fuochi d’Artificio ci è stata lasciata da Alfredo De Giorgio, fotografo che immortalò non solo il “soggetto plastico” di Balla ma anche la platea elegante e altolocata di pubblico da tutto esaurito. Si legge nelle cronache di allora: “c’era tutta Roma”.
Tra le cronache più interessanti per comprendere l’intimo valore della messinscena di Balla c’è poi quella di un entusiasta Virgilio Marchi, “3 minuti di fuoco d’artificio! Bastò che il sipario del Costanzi si spalancasse appena per accendere un violentissimo di prevista battaglia di passatisti > contro < futuristi. Per Balla, abituato agli happening futuristi e ai giudizi contrastanti del pubblico, la serata risultò “stupenda”.
Fuoco d’Artificio di Balla fu il primo esperimento che mise in connessione musica, luce, pittura, mettendo in evidenza anche l’importanza dell’assenza dei ballerini sulla scena, sostituiti da forme e luci. Aspetto fortemente sottolineato anche da Maurizio Fagiolo dell’Arco: “Balla era riuscito a dar vita a un antico sogno”. Balla era riuscito, complice un impresario russo, forse un pò incosciente, a far danzare e quasi parlare la scena, a farla muovere nell’onda magnetica della luce”.
CONCLUSIONE
L’originalità di questa scenografia sta proprio in questo: nella possibilità di essere perennemente attualizzata dai posteri, senza che si corra il rischio di intaccare il concetto all’origine del suo ideatore, che anzi vuole che il suo messaggio sia in qualche modo lanciato nel futuro e che la sua sia un’opera viva. L’eredità di Balla del resto è scritta sotto uno dei suoi coloratissimi fiori di carta, dove rivolgendosi ai posteri si raccomanda: “Ricostruiteli con i materiali della vostra epoca”.
BIOGRAFIA
Diletta Lodola nata il 20 Luglio 1993 a Balcesti Romania.
Inizia i suoi studi artistici presso il Liceo Artistico Cardarelli di La Spezia.
Ha partecipato a diverse manifestazioni della sua città.
Ha già partecipato al Premio Combat nell’edizione del 2012, nella sezione di pittura.
Nel 2012 si è trasferita a Milano ed iscritta all’ Accademia di Belle Arti di Brera in Scenografia. Ha conseguito il Diploma di laurea Accademico di 1° livello in Scenografia, nell’ accademico 2015/2016.
Attualmente è iscritta all’Accademia di Brera per la specialistica nel corso di Scenografia indirizzo Costume per lo spettacolo, nell’anno accademico 2016/2017.